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La Fiammella

STUDI ED APPROFONDIMENTI DI CULTURA INIZIATICA

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divagazioni ermetiche
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Benjamin

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MessaggioInviato: Dom Mag 03, 09:22:21    Oggetto:  divagazioni ermetiche
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Cari studiosi

Per meglio comprendere i principi ermetici può essere di aiuto confrontare ‘prudentemente’ la cornice delle conoscenze antiche con le più recenti osservazioni della scienza moderna, anche se lo sguardo al mondo di quest’ultima prescinde, forse solo in apparenza, da quanto classicamente siamo abituati a qualificare per ‘sacro’.

Se c’è una cosa sempre poco considerata nella ricerca di coloro che come noi seguono questi studi del tipo ‘border line’ ovvero ai confini della realtà apparente, essa è l’estremo rigore delle leggi che riguardano la manifestazione fisica così come evidenziato dalla ricerca scientifica. Infatti mentre ci aspettiamo da ciò che chiamiamo ‘natura’ qualcosa che nella nostra speranza possa ‘superare’ la natura stessa magari con l’intervento di una mano soprannaturale spesso dimentichiamo come essa sia soggetta a leggi fisiche tanto granitiche e immutabili da farci ritenere a buon motivo impossibile il loro superamento. E del resto se l’estrema fissità di tali leggi non sussistesse, è facile capire che il mondo stesso non potrebbe a sua volta sussistere; in altre parole, il sostegno dell’universo fisico, la materia, ciò che gli alchimisti dovettero intendere per terra, necessariamente deve avere il carattere di ‘relativa immutabilità’.

Da tale punto di vista è pertanto da ritenersi veramente irta di ostacoli quella ricerca della ‘libertà’ tanto agognata se non nei termini di un aumento di ‘grado di libertà’ (vedi nel seguito) o meglio, come diceva qualcuno, se non nel senso di conoscere a fondo il meccanismo delle cose nelle quali fin dalla nascita siamo immersi, ovvero scoprirne la chiave, ‘conditio sine qua non’ per poterne uscire, ‘volendo’, possibilmente anche da vivi.

Il modello del mondo accettato dalla scienza accademica incontra qualche perplessità e ‘qualcosa che non torna’ nel momento in cui impatta con il fenomeno ‘vita’. Sono certo che a tutti sarà capitato almeno una volta di osservare qualche fatto della nostra quotidianità tale da non poter essere catalogato nella prigione delle ferree leggi fisiche, e in grado di insinuare in noi la speranza di una ‘possibilità’ di superarle anche con azioni semplici. In mancanza di tale ‘speranza’ non potrebbe esserci vera sensibilità nei confronti del cosiddetto ‘esoterismo’ né alcun serio approccio all’ermetismo tradizionale perché la mente troppo concreta e magari scettica è da sempre il maggior ostacolo alla percezione di una realtà più profonda.

Gli antichi invece di parlare di spazi più o meno curvi o di ‘rigorose’ interazioni elettromagnetiche o gravitazionali o deboli descrissero il mondo con quattro qualità e quattro elementi che nel seguito sono rimasti fondamentali nell’astrologia e nell’alchimia, ma spesso pensiamo ad essi in modo tanto superficiale da non rendere giustizia al loro senso più profondo.

Più in generale la scienza ermetica ha tramandato un modello del cosmo che trova molteplici riscontri e occorrenze in tanti aspetti della cosiddetta tradizione.

Per esempio ‘le tre madri, le sette doppie e i dodici semplici’ descritti dal Sefer Yetzirah’ ("Libro della formazione" o "Libro della Creazione") , sono ben rappresentati e sintetizzati anche nello zodiaco e, cosa che ad alcuni sembrerà meno evidente, prendono forma particolare ma precisa persino nella tradizione cristiana. Può bastare una veduta dall’alto per riscontrare la medesima struttura portante, una eguale architettura del mondo tale da essere stata poi ritenuta valida per millenni. Non mi dilungo su questi brevi accenni ma tendo piuttosto a mostrare quel tanto sufficiente a farci riflettere in modo meno superficiale sul significato dei ‘tre principi’, i ‘quattro elementi’, i ‘sette metalli’ e sopra tutto su che cosa sia la ‘miniera’ e quella mineralità che ne consegue e della quale parlano i testi, presa spesso a sostegno di un’alchimia unilateralmente rivolta al forno e al crogiolo.

A mio avviso è necessario per prima cosa rendersi conto che ciò che siamo abituati a chiamare acqua, aria e fuoco non sono i veri elementi alchemici ma solo il riflesso analogico e orizzontale nel mondo fisico o ‘saturnio’ di stati cosmici più sottili; in altre parole i ‘veri’ elementi vanno visti o meglio sentiti in senso ‘verticale’. Voglio dire che l’intero universo fisico può essere considerato come un unico elemento che può assumere 4 stati a seconda del grado di calore ; tale elemento qualificato come secco e freddo nel quadro di una visione cosmica e secondo l’intuizione degli antichi venne chiamato appunto terra, la vera materialità, il limite, il vincolo e la pesantezza dello stato solido, caratteristiche associabili, da un punto di vista settenario, anche a Saturno. Non dimentichiamo che il ‘4’ (la terra) e il ‘7’ (la forma fisica completa o Saturno) giocano un ruolo fondamentale nella la sapienza antica sia in senso armonico che secondo ‘disposizione sequenziale ’, cioè nel tempo e nello spazio. Pertanto ripeto che per ‘terra’ si può considerare tutta la sostanza fisica, sia essa fuoco o aria o acqua, ma essendo tale materia la parte pesante gravitante e inerte del ‘grande’ cosmo, essa si può anche chiamare ‘luogo di Saturno’, così come la parte più pesante e oscura di ogni ente fisico, come il piombo tra i metalli o il corpo negli esseri organici.

Tutto questo discorso mira a dire che fuoco aria e acqua ‘visibili’ sono elementi in forma ‘debole’ e analogica mentre solo la terra è da considerarsi propriamente tale in forma ‘forte’. Se vogliamo ritrovare in forma più forte gli elementi superiori dobbiamo entrare nel cavo della terra (visita interiora terrae), dove essi si troveranno in forma minima o seminale non potendo, a detta degli alchimisti, alcun elemento essere distinto al cento per cento dagli altri.

Dal Sole discende in aereo vapor sempre agitato ad empier della terra il centro voto” (Crassellame)

Necessariamente il ‘vaso’ o cavo deve alloggiare nella forma completa o terra, l’unica in grado di confinarlo (vedi il segno del Toro dedicato a Maria ( vas honorabilis) ) e pertanto solo essa (la madre terra) può contenere stabilmente il seme degli elementi.

A conferma di quanto detto valga la straordinaria concomitanza e contiguità di tanti indizi tradizionali e ne citerò solo uno, la nascita nella grotta di Betlemme (le viscere della terra) nel momento più oscuro dell’anno (il solstizio e la mezzanotte) e nel giorno dell’inizio del governo di Saturno, il segno del Capricorno ( animale che sale sulla cima della montagna, ovvero il limite della forma fisica).

Dal sommario filosofico di Flamel:

"…non potranno conoscere la materia prima della pietra né la sua vera miniera …. se non andranno su quella montagna dei sette …Sulla cima di questa alta montagna conosceranno senz’altro la trionfante erba regale chiamata Erbale, Minerale e da alcuni filosofi erba saturnale "

La misteriosa ‘mineralità’ nel senso alchemico quindi non sembra proprio essere quella che comunemente si crede e molti classici lo mettono bene in rilievo, ad esempio quando dicono che lo spirito minerale si manifesta con l’apparire del vorace Saturno, pericoloso per i neonati proprio come Erode, con eguale motivazione nel paventare entrambi di essere spodestati da un re nascente.

Appare altresì chiaro a cosa debba riferirsi il colore verde, attribuito a Saturno fin da antichissime raffigurazioni egizie, in modo contiguo al colore nero della terra così come la prima erbetta di fine inverno.

Si tratterà allora di capire cosa intendessero realmente gli antichi per ‘cavo’ della terra ovvero il luogo reale della ‘miniera’, e come soprattutto visitarla secondo i dettami della porta ermetica “est opus veri sophi aperire terram”, ma su questo aspetto cercherò di approfondire in altro post. Ora è importante soffermarci a capire possibilmente il senso dell’umido radicale, il punto dove sembra che natura segua normalmente un percorso diverso da quello scoperto dagli alchimisti di laboratorio.

Da lì poi se ne esce tra solfi impuri e cresce da volatile in fisso e presa forma d’umido radical se stesso informa” (Crassellame)

La fuoriuscita dal cavo della terra dei tre elementi superiori sotto la spinta del fuoco propulsore avviene in tempi lunghissimi e si manifesta come umido radicale ‘in_formandosi’ come vita organica vegetale, poi animale, fino all’uomo. Tale è il cammino ‘naturale’ della natura, ma per quanto si dica che essa debba essere seguita pedissequamente sembra invece che il percorso che conduce alla ‘pietra filosofale’ o ‘grande opera’ sia qualcosa che per la verità in natura non esiste essendo esso un ‘artificio’ mirabile, come affermano i testi classici. E’ pur vero che lo stesso Crassellame dice che ‘Semplice è la natura, onde se scaltra l’arte non spiana la via, sì arresta l’altra’ , Però non si capisce in quale senso la Natura si arresti proseguendo essa con evidenza solo nel mondo vegetale mentre in quello minerale non pare esservi reale prosecuzione senza l’intervento dell’artista. Potremo scavare in tutte le profondità conosciute ma credo che mai troveremmo qualcosa di alchemicamente già pronto, ovvero una vera materia ‘filosofica’. E’ lecito supporre allora che proprio nel punto in cui dal minerale comunemente inteso si passa al vegetale, il verde in tutti i sensi, i filosofi ermetici vedessero una ‘possibilità’ diversa, nel momento in cui l’umido radicale poteva identificarsi forse come ‘mercurio comune’, il fondamento del lavoro di laboratorio. Anzi, proprio in quel punto scoprirono forse il modo di entrare nel cavo stesso della terra per rettificare qualcosa e farla crescere in direzione della pietra.

Da una parte quindi l’umido radicale è identificabile come la miniera stessa dei metalli, i principi zolfo e mercurio uniti come nel caduceo ermetico.
Dall’altra diversamente l’umido radicale assunse nel pensiero scientifico medievale un senso strettamente legato alla vita organica, il principio della vita fisica degli esseri viventi.

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)

“Un concetto che tocca funzioni fisiologiche essenziali e importanti aspetti della vita umana, terrena e non terrena. Anzi: concerne la stessa definizione della vita corporea, la sottolineatura della individualità puntualissima e universalità insieme (cioè la continuità della specie e la particolarità dell’individuo, transitorio ma unico) dell’organismo; la sua sussistenza, crescita e durata… “

Ma poiché a questo punto il discorso si va facendo pesante preferisco rimandare a tra poco la continuazione, necessaria a me medesimo per organizzare meglio le idee e forse di qualche utilità per chi avrà la pazienza di leggermi.

Arrivederci

Benjamin
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MessaggioInviato: Dom Mag 03, 09:22:21    Oggetto: Adv






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Benjamin

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MessaggioInviato: Dom Mag 03, 10:41:00    Oggetto:  la miniera
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Continuazione

Per ritrovare in maniera forte gli elementi superiori ovvero quelli veri e in aderenza a quanto la stessa tradizione tramanda sulla natura della ‘miniera’ ho detto che occorre riferirci al mondo organico, e mostro subito da dove traggo questa conclusione, logica conseguenza dell’approfondimento sulla natura degli elementi stessi.

A cosa corrisponda realmente l’Acqua nel senso cosmico meglio di tutti lo descrive la tradizione astrologica, che assegna ad essa tutto quanto possa relazionarsi alle emozioni. L’emozione non ha forma e appartiene al sentire e quindi presuppone un ente che la percepisca, tuttavia ha ancora relazione con la forma che ’rispecchia’ in modo preciso i sentimenti nei rapporti geometrici più o meno armonici ovvero la particolare ‘disposizione’. I rapporti armonici tra le cose evocano i sentimenti e da essi sono evocati; la forma fisica è mutevole e peritura ma quanto evoca non ha tempo né dimensione ed è bella o brutta indipendentemente dall’essere piccola o grande. Vale anche ricordare come Khunrath e altri abbiano bene rivolto l’attenzione a questo fatto basilare mettendo in risalto il rapporto tra strumento e musica, ma dilungarmi su questo sarebbe ora troppo dispersivo. La relazione tra ‘sentire’ e forma è attribuita dalla tradizione a Venere, che ha lo specchio e che sorge dalle acque. Cosa importante è rilevare che nell’elemento acqua si attraggono gli enti opposti (es. Venere e Vulcano) e in particolare i complementari (es. Venere e Marte), mentre si respingono gli enti uguali. La corrispondenza analogica più vicina a tale comportamento la ritroviamo in quelle che nelle scienze moderne sono le interazioni elettriche e magnetiche e la eteropolarità generatrice nel campo organico.

l’Aria invece appartiene propriamente al piano della mente e del pensiero; qui la forma sussiste senza colore ma come rapporto numerico; si tratta di una musica senza emozione e senza suono ma molto più sottile, la meravigliosa armonia dei numeri, forse quella che alcuni chiamarono ‘musica delle sfere’. Nel mondo dell’elemento aria si attraggono gli enti simili e in particolare uguali mentre si respingono quelli opposti. La forza corrispondente tra le quattro interazioni riconosciute è l’attrazione gravitazionale. Non vi può essere generazione e moltiplicazione nell’elemento aria, ma piuttosto unificazione verso l’alto.

Il Fuoco cosmicamente è il livello dello Spirito e la forma è assente; anzi il fuoco distrugge qualsiasi forma che in esso non potrebbe sussistere; chi opera secondo lo spirito non avverte distinzioni di sorta. Chi è a realmente a conoscenza del fuoco può ‘sentirsi in tutte le cose’ ed essere dappertutto non riconoscendosi ostacolato da alcun velo. Questo aspetto assolutamente ‘penetrante’ e ‘libero’ è un fatto importantissimo da tenere presente in qualsiasi operazione in cui si parli di ‘fuoco’. La maturazione filosofica porta la capacità di immedesimarsi nelle cose, non emotiva, non sentimentale, non teorica o idealistica, vera radice della bontà dell’adepto; non sostanziale differenza tra esteriore e interiore.

Pertanto ribadisco che da un punto di vista più cosmico e non solo terrestre i tre elementi superiori rappresentano nel sentire tradizionale livelli non materiali né formali secondo il senso comune.

Questo discorso è tanto vero se osserviamo che, così come nel passaggio dallo stato solido a quello liquido le particelle fisiche acquistano un maggior grado di libertà in modo analogo notiamo che un ente vegetale, secondo un processo già iniziato nei cristalli ha una capacità di muoversi superiore rispetto il mondo minerale, e nel contempo manifesta qualcosa che corrisponde a quella sensibilità o emozione che è recipiente e aspetto di quell’ acqua cosmica di cui sopra.

Ugualmente il mondo animale testimonia l’inizio del principio mentale e una analoga libertà di movimento superiore rispetto il mondo vegetale, in modo perfettamente simile all’elemento cosmico aria e al suo corrispondente analogo nel piano terrestre sempre più libero dalla forma rispetto l’elemento acqua.

Finalmente con l’uomo sperimentiamo una capacità di movimento nel mondo fisico ancora superiore, una libertà di affrancarsi ancora di più da forma e materia, una possibilità di iniziativa propria e indipendente da stimoli esterni e istinti, caratteristica che chiamiamo spirito. Va sottolineato che il movimento che si evidenzia nei gradi di libertà citati è qualcosa di molto più che il semplice movimento meccanico soggetto all’inerzia della materia ma un aspetto del fuoco filosofico, il che per l’uomo apre una particolare possibilità riguardo il senso profondo del ‘fare’. Così per esempio quando una persona decida di reagire ad uno schiaffo porgendo l’altra guancia essa ‘fa’ un movimento fisico ma innaturale, che supera le ferree leggi della materia e che porta il segno di una possibilità di trasformazione. Già in passato abbiamo dato insieme un rapido sguardo al senso alchemico della ‘via crucis’ che è l’esatta corrispondente delle ‘fatiche di Ercole’, ma andremmo troppo lontano. Vale però notare che nel vegetale, nell’animale e tanto più nell’uomo già sono in atto delle vere trasformazioni alchemiche, lentissime nel passaggio minerale vegetale, e poi via via sempre più accelerate.

Si può dedurre da quanto sopra che il mondo organico è lo stratagemma operato dalla natura per guadagnare nell’ambito dell’elemento terra ‘stati di libertà’ ovvero manifestare nel piano fisico le caratteristiche dello spirito; in altro modo si può anche dire che la stessa vita organica risulta essere la forma più conosciuta della famosa ‘corporificazione’ dello spirito.

L’uomo, al vertice del mondo organico racchiude un progetto ancora ignoto e se è pur vero che i quattro elementi stanno ‘tutti’ e in percentuali diverse in ogni cosa è solo nell’uomo che appaiono in modo più specifico rappresentando realmente un vero microcosmo (vedi Fludd). Vista in questo modo la via alchemica si propone secondo orizzonti più vasti rispetto quelli spesso considerati anche in questo forum, ma quanto detto non contrasta minimamente con tanti
testi classici , a cominciare da Morienus.

‘Hircal rispose dicendo:

“O figli della sapienza, sappiate che il creatore sommo e benedetto creò il mondo dai quattro elementi diversi, e pose l’uomo come la creature più decorosa in mezzo ad essi”

La miniera

Il re Calid disse:“Dimmi il posto di questa cosa, la sua miniera, dove si trova e dove si potrà cercarla quando se ne ha bisogno”

Morieno rimase in silenzio e con occhi fissi a terra meditò a lungo. Poi alzò la testa e disse:

“Ti dirò la verità: questa cosa è ciò che di più stabile Dio ha creato dentro di te; dovunque tu sarai, rimarrà sempre con te senza separarsi mai, perché ogni essere creato da Dio, da cui questa cosa sia separata, morirà”.
Morieno disse: “Questa cosa si estrae da te, tu sei la sua miniera, la si può trovare presso di te e trarla da te, e dopo che ne avrai fatto esperienza aumenterà in te l’amore per essa. Comprendi questo, e saprai la verità”


Più volte mi sono accorto che coloro che ritengono essere il crogiolo l’unica e verace via alchemica scantonano con destrezza se si parla loro di questo passo e al massimo ne danno una interpretazione fuggevole e fatta a misura delle loro convinzioni.

Da parte sua non dice però Morieno quello che tutti vorremmo a questo punto sapere, se cioè, visto che la miniera sta dentro di noi e che quindi lo spirito è già ivi corporificato quale valore aggiunto possa allora portare una ulteriore corporificazione esterna. Se inoltre quella cosa ‘si estrae da te’ non si capisce in qual modo avvenga la presunta ‘estrazione’ e come possa essa partecipare ad una operazione di crogiolo.

Rimane il dubbio se l’intera operazione alchemica sia qualcosa di indispensabile al fine ultimo dell’uomo o la sua salvezza, essendo Morieno già tanto profondamente e palesemente orientato secondo i dettami della sua religione da non apparire voler cercare tale salvezza al di fuori di essa. Tra l’altro pur avvenendo secondo il favore di una grazia o ‘donum dei’, l’operazione stessa sembra compiersi con successo ogni volta che Morieno lo desideri considerando l’oro che in gran quantità egli invia senza problemi ogni anno a Gerusalemme (dal suo testamento).

Quanto appena detto andrebbe nella direzione ipotizzata da alcuni di una alchimia di laboratorio intesa come risultato, non come causa , di una realizzazione già avvenuta a monte e secondo una via più universale, una via che non richieda necessariamente di essere supportati da particolari mezzi esteriori (lo stesso Fulcanelli allude a un’alchimia per ricchi), quasi che la stessa corporeità o esistenza in questo mondo possa essere del tutto sufficiente per offrire a tutti, poveri e ricchi l’opportunità di un ‘fare’ alchemicamente inteso.

Al di là di tutto questo lungo discorso forse troppo prolisso tengo comunque a precisare, e con questo concludo, che essendo assai curioso di ogni aspetto della conoscenza, personalmente ho sempre tenuto in gran conto e rispetto qualsiasi tipo di approccio serio e ben motivato, e chissà che un giorno non mi decida anch’io ad accendere un fornello.

Vi ringrazio se siete giunti fino a questo punto. Arrivederci.

Benjamin
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MessaggioInviato: Lun Mag 04, 23:41:26    Oggetto:  Morienus...
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Caro Mr. Benjamin,

sono davvero felice di rileggerla! Il suo Post suona come un incipit di un libro, che le auguro quanto prima di scrivere. Pur non condividendo in toto alcune sue note - come sa - credo che sarebbe senza dubbio più facile leggerla sulla carta che su uno schermo arido.

Non mi permetterò di discutere il suo punto di vista: se lei è convinto di quanto scrive, non tocca certo a me farle mutare opinione.
Lungo i percorsi di Conoscenza, gli incontri, gli eventi e le persone che li animano, portano il Pellegrino a metter nello zaino cose importanti. Il loro valore lo si valuterà solo una volta giunti a destinazione. Forse.
E', temo, un pedaggio che noi tutti paghiamo al Fato sornione. Ed è legge Naturale che il Fato si prenda - talvolta - la briga di indicare una Via piuttosto che un'altra.

Mi preme però sottoporle una precisazione, senza alcun intento polemico.

Da molti decenni mi sono scontrato/incontrato con tutto l'almanacco dei testi alchimici; nel tempo ho scoperto, a mie spese, quanto sia importante leggere da soli le fonti originali.
Nel caso di Morieno è ancora più difficile, perchè l'Occidente legge una traduzione - fra l'altro con due o tre edizioni diverse, in alcuni passi anche troppo diverse - dall'Arabo in Latino fatta da Roberto Castrensis (...un Britannico).
Comunque sia, diciamo che per comodità ci si basa su quella traduzione in Latino.

Ebbene, il passo che lei cita è tratto da 'Testamento Alchemico', Ed. Athanor, 1996, p. 55, tradotto dalla Prof.ssa Michela Pereira.
Lo stesso passo è riportato anche in una successiva opera della Prof.ssa Pereira e della Prof.ssa Chiara Crisciani, 'Alchimia', Ed. Mondadori, p. 224.

Questo passo appare nelle versioni Latine come una sorta di glossa/testo alternativo, e non nel testo comunemente accettato.

La versione Latina ('Morieni Romani, ...de re Metallica, Metallorum transmutatione & occulta summaque antiquorum medicina Libellus...', Parisiis, Gulielmus Guillard, via Iacobea..., M. D. LXIII) recita:

Citazione:
"...tandem erexit se, & dixit: O Rex verum tibi confiteor quod haec res divino nutu in sua creatione magis configitur."


La Glossa/alternativa recita:

Citazione:
"Al. Quae magis in te fixa à Deo creatur & ubicumque fueris semper tecum inseparata manet: & omnis à deo creatus, à quo hac res separatur, statim moritur."


La traduzione è facile ed è - a mio modesto avviso - diversa da quanto riportato nei testi sopracitati.
Il testo originale (il corpo testo, non la glossa) è asciutto e chiaro: si parla di 'una cosa confissa nella sua creazione (con il senso di 'cosa' creata')', nutu divino.

La Glossa/alternativa aggiunge 'in te', e altro; ed è quella che il testo cui lei si riferisce pubblica. Temo che in questo modo si tolga a chi studia una possibilità di approfondimento personale.

Il passare da ''in sua creatione' a 'in te' dovrebbe far riflettere, e non andrebbe mai taciuto dai traduttori, tanto più in ambito accademico. Figurarsi poi, in ambito alchemico.

In ogni caso, quel che mi preme far notare è che tradurre il 'fixa' o 'configitur' con 'stabile' (...sic!...) mi pare sorprendente, tanto più in ambito alchemico: non si tratta di qualcosa di mercuriale, dunque, bensì di qualcosa apparentabile allo zolfo, inteso come Principium; la 'forma' per l'appunto.
In assenza della forma, del fisso, la 'cosa' (e pure Re Calid!)...muore istantaneamente a questa vita.

Anche la domanda di Re Calid al furbo Monaco 'Hyerosolomitano' è leggermente diversa: né nel testo, nè in una glossa vi è quel '...quando se ne ha bisogno'.

Quanto abbia avuto ragione il buon Maitre di Savignies, quando parlava di 'traduttore, traditore' lo si riscontra ogni giorno, anche in testi importanti: eppure accade.

Preciso il senso di questa mia notula: quando se ne ha bisogno, è utile talvolta consultare una versione originale. E tentare una traduzione.

Così, Mr. Benjamin, mi auguro di non aver 'scantonato con destrezza': ho dato una lettura latina testuale, e non una 'interpretazione fuggevole e fatta a misura della mia convinzione".
L'interpretazione è personale, ed ognuno camminerà dove e come più gli piacerà.

Sempre di buon cuore

Captain NEMO

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MessaggioInviato: Mar Mag 26, 21:22:03    Oggetto:  Re: divagazioni ermetiche
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Benjamin ha scritto:
Infatti mentre ci aspettiamo da ciò che chiamiamo ‘natura’ qualcosa che nella nostra speranza possa ‘superare’ la natura stessa magari con l’intervento di una mano soprannaturale spesso dimentichiamo come essa sia soggetta a leggi fisiche tanto granitiche e immutabili da farci ritenere a buon motivo impossibile il loro superamento. [...]

Caro Benjamin,
per come posso intenderla io, il 'superare' la natura non va inteso nel senso di uscire dalla natura (questo mi pare impossibile), ma di aiutrarla a realizzare ciò che per vari accidenti non riesce a fare da sola. Ora starei attento a quali leggi fisiche granitiche intendi che ti fanno apparire "a buon motivo"(?) questo processo impossibile, perché è proprio della conoscenza delle semplici leggi della natura che ci dobbiamo servire se vogliamo migliorarla (o che si migliori).

..Felice di risentirti sul forum
zos


----
edit:

Caro Benjiamin
rileggendo il tuo intervento mi accorgo che il "ritenere a buon motivo impossibile" era riferito al superamento delle leggi fisiche (e quindi devo concordare anch'io),
mentre lo avevo riferito erroneamente al o ad un miglioramento della natura.. chiedo scusa per l'errore, che comunque spero che l'intervento nel suo insieme possa portare qualche riflessione o critica. Vorrei anche aggiungere che secondo me parlare di 'leggi fisiche' e natura sia la stessa cosa.

zos
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MessaggioInviato: Gio Mag 28, 11:59:55    Oggetto:  tradizione
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A tutti gli studiosi e al magnifico Captain Nemo

Caro Captain Nemo. La ringrazio per la gentile attenzione e mi scuso per il tempo trascorso. Sarò ben felice se avrà la pazienza di leggermi ancora anche se, essendo già da anni ben delineate le nostre rispettive posizioni non credo di poter aggiungere nulla di nuovo. Trovo sempre piacere nel condividere le mie riflessioni, in particolare con coloro che come me tante e precise convinzioni ancora non se le sono fatte; anche per rispondere a che mi continua a ripetere “ma chi te lo fa fare” dico che accettare il dialogo costringe a mettere in chiaro i propri pensieri e di conseguenza può essere di aiuto al prosieguo della ricerca personale. Per questi motivi mi permetto ogni tanto di scrivere qualcosa, per quello che possa valere, specialmente ogni volta che riappare nel forum un certo calo ‘entropico’ dell’entusiasmo. Ho sempre atteso e sperato che tanti validissimi studiosi si decidano a fare altrettanto, indipendentemente dall’aspettativa di una risposta più o meno compiacente.

Lo ripeto, meglio sarebbe non mettere paletti fissi alla ricerca e dal mio punto di vista una reale conoscenza è sperabile che crei più libertà che convinzioni. Neanche si può dire che la stretta aderenza, il rispetto o la fiducia nei confronti di un autore possa indurre il ricercatore a una convinzione definitiva. perchè chi cerca è sempre pronto a rimettere in predicato il proprio credo a fronte di nuove evidenze. Purtroppo se valentissimi traduttori come la Partini (qualcosa di simile lo abbiamo visto con Zolla) hanno male tradotto o interpretato qualche punto chiave di un autore indiscusso c’è da domandarsi come possa un lettore di cultura media sperare di pervenire a informazioni precise senza essere costretto a perseguire approfondimenti specialistici. Qualcuno potrebbe ancora dire che se si vuole veramente entrare nell’alchimia ‘bisogna’ di necessità essere specialisti, un libro solo non basta perché Filalete dice quello che in Lullo non si trova e Fulcanelli aggiunge qualcosa di più.

E’ allora, io penso, che si evidenzia la necessità di un metodologia di studio aggiuntiva a integrazione del validissimo approfondimento sui testi originali dove sempre e inevitabilmente qualcuno potrà opporre un intendimento diverso, qualche piccola sfumatura tale da stravolgere il senso voluto dall’autore. Non per nulla gli stessi testi fanno spesso riferimento a un sapere che si dice ‘tradizionale’.
Non tutti però si rendono conto che ciò che chiamiamo ‘tradizione’ segue una modalità di comunicazione ‘diversa’ che si avvale poco della carta stampata e molto di più di qualcos’altro, di più vivo, la lingua per esempio, qualsiasi lingua e meglio ancora i dialetti, i riti, le favole e i miti perpetuati dagli antenati. La miglior prova di ciò sono i reali scritti di alchimia dove spesso l’autore si compiace nell’ affermare di scrivere per se stesso, quindi senza la pretesa o la speranza di essere capito fino in fondo. Nonostante ciò leggendo e rileggendo si comincia a riconoscere nel tempo una coerenza, il riferimento a una precisa conoscenza che ha attraversato i millenni pur assumendo nei vari autori forme esteriori differenti. Paradossalmente pertanto sono proprio i testi ermetici a donare la percezione di una ‘tradizione unica’ , quel filo conduttore tale da potersi riconoscere poi in ogni aspetto della vita persino nella semplice quotidianità. In altri termini è dai testi alchemici che meglio si apprende quella modalità ‘volatile’ (da qui la lingua degli uccelli) sia per comunicare che per apprendere, tale da suggerire la non indispensabilità di una precisione assoluta nei termini e nelle interpretazioni. Anzi, è proprio grazie alla natura provvidenziale di tale aspetto che la tradizione riesce a non essere ‘tradita’ anche indipendentemente dalla volontà del singolo. Un esempio eclatante lo potrei dare subito con la leggenda di Babbo Natale che non è descritta in nessun testo ermetico ma che non ha nulla da invidiare alle più antiche mitologie

La comparazione tra i molteplici spunti offerti dalla tradizione può fornire validi indizi e laddove ci sia concorrenza di molti indizi, si potrà ipotizzare una mezza prova, da sottoporre poi al vaglio dell’esperimento personale, l’unico ad avere il maggior titolo di affidabilità.

Cosa ci aspettiamo dalla ‘tradizione unica’ ?

‘Non’ certo una risposta ai perché, io credo, ma piuttosto qualche indicazione, una linea guida per la ricerca. Che cosa venga a cercare lo spirito in questo mondo e quale sia il senso della nostra vita ancora non è chiaro a nessuno; la conferma viene proprio dalla Porta Ermetica quando dice che ‘est opus veri sophi aperire terram’ il che significa che la ‘conoscenza’ è strettamente connessa con ciò che chiamiamo ‘terra’ e la si acquisisce ‘aprendola’. Non è fatto ideologico né religioso e tutti i misteri dell’antichità insieme alla grotta di Betlemme non fanno che ripetere sempre e sempre la stessa cosa. Occorre scendere nel cavo della terra. Per questo mi piacerebbe approfondire con voi in un prossimo post il tema del “Aperire et visitare terram” trattenendomi per ora dalla cattiva abitudine a dilungarmi eccessivamente.

Cari saluti e arrivederci

Benjamin
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Benjamin

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MessaggioInviato: Gio Mag 28, 12:16:32    Oggetto:  i molteplici volti della natura
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Caro Zos

Tu dici

“il 'superare' la natura non va inteso nel senso di uscire dalla natura (questo mi pare impossibile), ma di aiutarla a realizzare ciò che per vari accidenti non riesce a fare da sola”


A mio parere il seguito del post che sicuramente hai letto fornisce maggiori chiarimenti a quanto rilevi ma ho comunque piacere di presentare la problematica che proponi in altro modo.

Toccherebbe intendersi meglio su ciò che intendiamo per ‘natura’ ma penso che ciò sia quasi impossibile; se ci impelaghiamo nel ‘mare magnum’ delle definizioni credo che non ne usciremmo, men che meno attraverso quello che gli stessi scritti alchemici dicono al riguardo. Infatti natura si può dire che per gli alchimisti sia lo stesso che Madama Alchimia e nello specifico operativo azzardo a dire che essa si può identificare anche nel mercurio o Spirito universale, essendo questo femminile o meglio ancora ‘ermafrodito’ e intermediario o caduceatore tra l’alto e il basso; in quanto poi essenzialmente umido esso è legame tra tutto ciò che è secco e distinto.

E se Natura riuscisse da sola dove arriverebbe ?

A detta degli alchimisti, e se non ci fossero i vari accidenti da te citati (e quali sarebbero ?), natura sembrerebbe poter arrivare da sola alla pietra, seppure in tempi lunghissimi, e quindi nel corso di miliardi di anni tutta la materia sarebbe destinata a diventare pietra filosofale. Allora converrai anche tu, io credo, che forse c’è qualcosa che non quadra.

Certo che se natura fosse soltanto la materia inerte quale siamo abituati a pensarla essa non farebbe un solo passo avanti; eppure, come Morienus, molti altri e il semplice intuito suggeriscono, poiché nel sottofondo dell’universo permane l’unicità del tutto e da un tessuto unico si differenziano migliaia di cose apparentemente diverse, come ad esempio lo spirito ‘sempre agitato’ (Crassellame) e all’opposto la materia detta indebitamente morta, allora anche la stessa inerzia risulta possedere un minimo contenuto ‘vivo’ per quanto dormiente, un poco come quel mercurio tenuto in prigione da Saturno e dal quale prima o poi si libererebbe, informandosi come umido radicale e apparendo come vita, quella vita che siamo abituati a riconoscere per ora solo come vita organica.

Veniamo al punto

Alcuni attribuiscono a Ostane il detto famoso secondo il quale Natura gioisce di natura e Natura supera natura. Mi pare il tentativo di definizione più soddisfacente del fenomeno ‘vita’, di per se indefinibile. Se non ci fosse cambiamento, mutazione, superamento, nessuno percepirebbe il senso profondo della vita stessa, o come forse direbbe Khunrath il sapore di una ‘sapienza’ acquisita, il frutto di una reale esperienza. Io credo che le moderne tecnologie siano in grado di rappresentare la problematica implicata in modi anche più chiari rispetto il passato e insospettati dagli antichi; mi spiego subito.

Nessun computer è in grado di modificare quanto gli è stato preordinato, anche quei dispositivi capaci di riprogrammarsi da soli a imitazione del comportamento degli organismi (qualcuno ricorderà quanto discusso al riguardo del ‘feed back’ rappresentato dall’uroborus). Sarebbe tuttavia oggi difficile anche a qualche esperto riconoscere se dietro un paravento risponda alle nostre domande un essere realmente vivo oppure una macchina, naturalmente mi riferisco a macchine molto avanzate. Questo discorso potrebbe far sorridere ma a mio parere è molto più serio di quanto non si creda, specialmente se proiettato nel futuro possibile perché sarà sempre più problematico e da capire realmente cosa possa fare la differenza, cosa possa indicare l’intervento di una ‘manina’ dall’esterno, un segno di qualche mutazione, tale da identificare con certezza una cosa ‘viva’. Voglio dire che il limite tra ferrea legge fisica e libero pensiero sembra sfumarsi a mano a mano che la materia venga ad essere sempre più ‘organizzata’. Conviene però lasciare per ora questi interrogativi in ‘sospeso’ perché ci porterebbero troppo lontano.

Se la materia non avesse in se la minima proprietà di superare la sua stessa inerzia nei 50 miliardi di anni calcolati per la sua stabilità media allora dovremmo veramente abbandonarci senza speranza a una sorta di pessimismo manicheista, cosa che mi sembra molto differente dallo spirito originario dell’alchimia. Sembra anche che alcuni ricercatori abbiano cominciato a riscontrare un fattore ‘epigenetico’ (ovvero il sopravvenire di nuove cause) in particolari aspetti della natura minerale ma è sempre meglio in questi casi valersi del supporto di un granello di sale.

Io spero di essere stato esauriente, ma non nascondo che abbiamo solo intravisto la punta di un iceberg.

Ti ringrazio per la gentile attenzione e a presto rileggerti.

Benjamin
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MessaggioInviato: Sab Mag 30, 01:00:07    Oggetto:  
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Caro Benjamin,
sarei davvero sorpreso nel trovare qualche autore affermare che la natura, da sola, possa arrivare alla pietra filosofale, anzi, la cosa mi turberebbe parecchio.. gli "accidenti" di cui parlavo colpiscono ogni cosa che è o che viene in manifestazione rendendo tutto più o meno imperfetto; li si potrebbe vedere come effetti di una malattia che infetta tutta la nostra manifestazione.

perciò niente sistemi con 'feed back', niente sistemi cibernetici che possano guarire dall'interno.
..Ma mi sembra di dire cose note e già dette.

Ora proprio dalla studio della natura, credo, gli antichi alchimisti hanno fatto delle giuste considerazioni in merito per trovare delle soluzioni.
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MessaggioInviato: Mar Giu 02, 18:29:00    Oggetto:  
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Caro Benjamin,

Bentornato!

Mi scusi..., una divagazione ermetica:
Si sa che oggi la luna dall'argento passerà al rosso,
corrispondente all'età del bronzo ,
ossia il Touvabarayougam o terza età,
dove la vacca si riduce a due piedi soltanto....

Riusciremo a sostenere la vacca quando si troverà con un piede solo?

A presto
Saluti
Gianni
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MessaggioInviato: Mer Giu 10, 19:53:49    Oggetto:  Prudencia, Simplicitas
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Caro Benjamin,
torno a rispondere perché, comunque, pur non condividendo personalmente (come ho espresso) le asserzioni conclusive, trovo interessanti le direzioni di approfondimento intraprese.

Sull'idea che possiamo avere di Natura hai detto che 'quasi sicuramente' è impossibile metterci d'accordo. Questo devo dire che mi aveva sorpreso di leggerlo (e anche un po' rattristato) detto da te che sei sempre aperto al dialogo anche su argomenti piuttosto 'difficili'. Mi chiedo perché tanto scetticismo in partenza.. magari sarà come dici, ma si può fare un tentativo. Secondo me invece sarebbe utile mettere qualche definizione anche solo etimologica o enciclopedica che possa interessarci giusto per avere un terreno comune di dialogo e qualche citazione per restare nel campo 'tradizionale' a cui sembri apparentemente volerti riferire.
Sulle due cose che dici (Natura come Madama Alchimia e Natura come Spirito universale) concordo ..quindi sono fiducioso, e vorrei così aggiungere due citazioni che mi paiono andare un po' meno nell'astratto.

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Porto infine, alla tua attenzione questa cit. del mai troppo rimpianto Lucarelli (da L'Alchimia Greco-Alessandirna
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).

Citazione:

[...] La natura trionfa della natura...[]

Ci sembra superfluo sottolineare che i nomi di questi materiali si riferiscono a corpi "non volgari", notiamo piuttosto che in Ermetismo poche parole vantano l'ambiguità di "Natura". L'assioma democriteo, appreso da Ostane, sta a dimostrarlo nella sua apparente e ingannevole semplicità.
Qui "natura" è innanzitutto te(?) lo stesso Spirito Universale sovrasta, incanta, combatte e domina se stesso in una eterna alternanza nella quale, come il simbolo dell'Uroboros esprime perfettamente, il Serpente antico che mangia la propria coda. Questo è il fondamento stesso della Manifestazione e delle sue leggi, e dunque l'unico vero oggetto di studio dell'Artista Ermetico, e la sua unica e fondamentale "Materia Prima", quella che si trova dovunque, è posseduta dal ricco e dal povero in egual misura, è disprezzata dagli uomini che la calpestano, la "vivono", la incontrano, senza badare alla sua preziosità [...]

[...]
Per questa Natura possiamo accettare l'identificazione proposta con to theion, il divino, e comprendere l'affermazione di Talete, panta plere theon, tutto è pieno di dei. Ma contemporaneamente, da un'immagine che appare affatto metafisica, l'insegnamento ermetico si trasforma in qualcosa di più concreto e manipolabile. I generi, le specie, le sostanze, le nature, si corporificano, si specificano in arsenico, mercurio, sandaracca, cinabro, in una nuova Genesi che ricollega il ciclo della Creazione ai materiali che rivivono questa stessa trasformazione nel crogiolo dell'Artista. Le "nature" diventano enti sperimentabili, senza con ciò perdere la loro intrinseca analogia con il fenomeno macrocosmico. Il Particolare e l'Universale si uniscono in un dramma logico ed esistenziale unico in questa realtà, e da questa unione scaturisce la possibilità stessa dell'Arte Sacra.


..e come non ricordare anche i tanti interventi nel forum di qualche tempo fa di Fra'Cercone.


Nell'altro intervento/risposta (indirizzata al Capitano e agli studiosi tutti) ero particolarmente interessato a quanto dicevi di 'aprire la terra' (‘est opus veri sophi aperire terram’) riferendoti anche ad una tradizione universale. Sul tema della 'tradizione' non sono affatto un esperto, in genere do al termine un senso molto superficiale di un tramandare, seguire o mettersi all'interno di precise conoscenze/saperi o indicazioni di generi diversi. Ma so che ci sono visioni più 'nobili'. Ma per quanto riguarda l'Alchimia (cioè la tradizione relativa all'Alchimia) credo che diventa un discorso molto spinoso, perché oltre a quanto è tramandato oscuramente da autentici Adepti, non si è mai sicuri degli scritti trovando come abbiamo visto traduzioni sbagliate o volutamente falsificate, travisamenti, per non dire di intrecci tra altri percorsi di spagiria, archimia, con relativi possibili inganni/travisamenti e via dicendo. Si capisce bene così come la Natura oltre ad essere la nostra sola possibilità pratica per via del mercurio attraverso le sue leggi, lo è anche per il venirne a capo a livello teorico e conviene approfondirla.

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..attendo così il tuo prossimo post
zos.
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MessaggioInviato: Lun Giu 15, 17:45:54    Oggetto:  sogni
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Caro Zos

Tu dici:

“Si capisce bene così come la Natura oltre ad essere la nostra sola possibilità pratica per via del mercurio attraverso le sue leggi, lo è anche per il venirne a capo a livello teorico e conviene approfondirla”.

Parole sante

Da persona attenta quale sei avrai notato che in fondo non è tanto questione di pessimismo l’indefinibilità della natura e del resto quelle poche cose che ci siamo dette al riguardo mi pare che coincidano perfettamente, pur nella mia limitata visione ed esperienza, con quanto tu riporti da parte di autori di grande rilievo.

Anche quanto descrivi nei confronti della tradizione non mi sembra affatto superficiale o poco ‘nobile’, come tu dici a bassa voce. Il nostro parere genuino conta quanto e forse anche più di quello “tramandato oscuramente da autentici (?) adepti”. Pertanto la comprensione della tradizione non appartiene tanto a qualche forma di ‘expertizing’’ o specializzazione ma piuttosto, a conferma delle tue parole si mostra molto più amica di ‘Prudentia et Simplicitas.

Tradizione

Un altro modo di dire ‘tradizione’ è secondo me “insegnamento occulto” . Tale insegnamento appartiene molto poco ai libri. Se qualcuno pensa che voglia permettermi di mettere becco sugli scritti autorevolissimi derivanti da pratica alchemica di una vita lo tranquillizzo subito; mi riferisco solo alla vastissima area di testi antichi o moderni che comunque riescono ad avere titolo e attenzione nonostante l’assenza di una reale e dimostrabile consistenza.
Questi, siano essi rarissimi o scritti in latino, greco o egiziano, quando non ripetano frasi fatte, topics o pensieri riportati da terzi, rappresentano spesso soltanto la visione personale del singolo scrittore il quale è dotato di un apparato sensorio e pensante non molto dissimile dal nostro ‘con relativi possibili inganni/ travisamenti’, come tu dici.

A volte preferiamo, anche un poco pigramente, affidarci a quanto ‘altri’ vedono e sentono e che in qualche modo hanno attratto la nostra fiducia, facendo così un grande torto nei confronti di CHI ci ha dotati del bene irrinunciabile della ragione e del buon senso. Nel pieno rispetto della visione altrui, che non di rado frena il nostro libero impulso insinuandoci anche in buona fede l’idea di un colpevole egocentrismo, è bello accorgersi ogni tanto che pensare con la propria testa non è peccato e spesso ci accorgiamo di poter giungere a conclusioni altrettanto quotabili quanto quelle descritte nei migliori testi.

Così come la tradizione si ricopre di un velo nei miti, leggende ecc.., anche nel nostro ambito personale abbiamo una sorta di ri_velamento di quelle energie naturali che vengono quotidianamente ‘filtrate’ dal nostro essere psicofisico e ho buon motivo di credere che una forma più pura e genuina della tradizione venga trasportata proprio dai sogni, alcuni sogni, sui quali mi riprometto di tornare forse in futuro, certo non nei termini della moderna psicologia, della quale conosco poco o nulla.

Per esempio se si sogna un serpente questo è un messaggio preciso di ciò che senza tema di smentita possiamo chiamare mercurio personale, come ogni contadino poco acculturato confermerebbe e che nomino in questo modo per distinguerlo da quello metallico o minerale, ma certo non ti aspetterai che venga chiamato da lui proprio ‘mercurio’; userà invece diverse espressioni che riguardano la reazione della sua vita individuale alle energie naturali. Tali espressioni saranno comunque riconducibili a un unico segno archetipo, così come accade per tutte le cosiddette ’rivelazioni’ , grandi o piccole, spesso differenti nella forme drammatizzate dal singolo ma tutte, se realmente genuine riflettenti una stessa struttura, che è poi aspetto dell’architettura della ‘natura’.

Nessuno può negare che esista un mercurio ‘personale’ ma l’informazione rappresentata dal serpente, che come sempre ho affermato è ‘segno’ e NON simbolo, è molto più universale. Infatti osservando in noi cosa sottilmente suggerisce l’immagine archetipica ne possiamo estrarre alcune informazioni essenziali, quelle che a volte abbiamo letto come grande concessione dell’autore su qualche libro di alchimia. Il serpente è la rappresentazione più perfetta del mercurio di qualsiasi tipo. Nel dettaglio per esempio la caratteristica lingua biforcuta indica chiaramente a chi voglia disporsi alla ‘composizione’ come munirsi di due materie specifiche da mettere in particolare relazione, ecc.. ecc.., più altre cose sulle quali ora non è il caso di dilungarmi.

Cari saluti

Benjamin
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