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La Fiammella

STUDI ED APPROFONDIMENTI DI CULTURA INIZIATICA

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La Filosofia Ermetica
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Benjamin

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MessaggioInviato: Sab Dic 28, 12:21:04    Oggetto:  La Filosofia Ermetica
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Cari studenti

Ogni cosa che appare in manifestazione in questo mondo è soggetta a mutazione, solo ciò che è senza forma è eterno. Così è inevitabile che anche i fiori più belli prima o poi appassiscano. Ma è anche vero che una fiammella può perdurare a lungo, perfezionare e portare a compimento la cottura, se alimentata a giusto regime; pochi anni sono troppo ‘pochi’ per una giusta cottura e se la fiammella si sta spegnendo è segno che la sua alimentazione va riequilibrata.

Non sono gli ospiti del forum, persone magnifiche e di tutto rispetto, studiosi animati dalle migliori intenzioni, ne potrei citare molti che per motivi vari si sono allontanati, alcuni veramente eccellenti che avrebbero potuto continuare a condividere. Di tanti non si saprebbe uguagliare la profondità, la maestria nell’esporre e la competenza. E anche da parte di chi è ancora fresco di studi non mancano sorprendenti segni di schiettezza e semplicità.

Vorrei dire la mia in poche parole ma so già che sarà difficile.

Credo in buona sostanza che sia carente un certo equilibrio tra l’esigenza di un’applicazione pratica e la filosofia di fondo che dovrebbe sostenere e giustificare qualsiasi operazione, così come similmente ogni fiammella deve essere alimentata in modo conveniente da una componente fissa (legno) e una parte volatile (aria).

L’applicazione pratica ha le sue motivazioni sacrosante quando si sappia, anche se non proprio esattamente, il perché e ‘cosa’ si va a tentare di ‘fare’, diversamente è destinata a spegnersi presto in un deludente senso di impotenza. La spinta a ‘fare’ io credo debba presentarsi spontaneamente al momento giusto. Quando ?

Subito oppure tra quarant’anni se saremo ancora in vita.

Per questi motivi, nel tentativo di ravvivare la fiamma propongo di approfondire ‘quel’ lato della ‘questione’ sempre poco considerato, forse poco amato, non so perché e cioè:

La filosofia ermetica

Allo scopo non credo siano necessari molti libri. Non si tratta di individuare una materia prima da mettere in cottura, oppure attendere la ‘Grazia’ di una rivelazione per pochi ‘eletti’ , o la scoperta del misteriosissimo Fuoco Segreto.

Ritengo la nozione ‘Corporificazione dello Spirito Universale’, se nozione si può chiamare, più che sufficiente per intavolare un discorso che parta il più possibile da noi stessi,

Per esempio come mai tutti gli alchimisti al giorno d’oggi (non sono certo riguardo quelli del passato) ritengono tanto importante tale nozione, che francamente lascerebbe del tutto indifferenti moltissimi ricercatori ? Perché sarebbe tanto essenziale tale ‘Corporificazione’ ?

Nella posizione “noi stessi” includo tutto quanto contribuisca alla bisogna, sia esso sensibilità, intuizione, cuore, mente, senza ricominciare con ‘distinzioni’ che spesso sono puramente teoriche quando invece noi tutti sperimentiamo che ‘dentro’ tali differenze in realtà sono molto sfumate.

Misticismo, scienza, cuore, mente; uno che cerca non si pone questi paletti, è sempre una parte ‘parziale’ di noi stessi a operare queste separazioni. Non dico che i ‘distinguo’ non abbiano valore e senso, ma provate a porre davanti a un bambino freni eccessivi, frutto della nostra premura, per il suo ‘bene’, non farete che inibire il suo impulso curioso e naturale.

La filosofia ermetica quindi nasce essenzialmente dall’indagine del singolo, che ogni volta inevitabilmente si chiede il ‘perché’ di quanto affermano i testi, se ne fa una ragione, magari provvisoria, con il massimo rispetto del pensiero altrui ma con medesimo rispetto della propria intuizione e buon senso.

Il filosofo ermetico segue la via del vero esoterista, che estrae la conoscenza ‘ dal di dentro’.

C’è chi afferma che solo dandosi da ‘fare’ attorno a un crogiolo si potrà penetrare il vero senso dell’Alchimia, e certamente uno come me che non l’ha mai fatto proprio ‘in quel modo’ non dovrebbe permettersi di mettere in dubbio ciò che molti testi nonché serissimi studiosi confermano. Purtroppo non è possibile a tutti potere organizzare la propria vita in funzione di un ‘laboratorio’ alchemico e allora ? Saranno per questo messi fuori, esclusi dalla ricerca molti sinceri aspiranti a questa scienza ? Non mi si dica che se uno vuole il laboratorio se lo organizza, anche in un piccolo angolo di una piccola casa !

Il punto però, a mio giudizio è un altro, e sta altrove.

A fronte di una ricerca che, a detta dei migliori autori, dovrebbe portarci ad essere gratificati da un vero e proprio ‘contatto’ con ‘il Sacro’ ho sempre trovato molto strano e quantomeno improbabile che l’opportunità di tale contatto possa essere legata e dipendere da una particolare ‘disponibilità’ di mezzi esteriori. Allora direte che Benjamin sta qui a riproporre una via Alchemica senza azione su sostanze oggettive, magari di tipo corporale, né più né meno che una delle tante ‘altre’ vie, rispettabilissime, oggi a disposizione di tutti. Non è esattamente così.

Come voi anch’io credo che nell’Alchimia esista realmente qualcosa di diverso, e come voi intendo rimanere il più possibile aderente all’ortodossia tradizionale.

Non esiste nessuna altra via che proponga in modo così esplicito, direi insistente, persino drammatico, essenziale, il connubio tra materia e spirito, il misteriosissimo capovolgimento che solo Natura riesce ad operare quando trasforma il disordine della putrefazione e morte, il dissolvimento, nell’ordine della vita, la spinta tellurica verso il basso nella salita al cielo del fuoco.

Come l’uom, che nell’utero si pasce di impuro sangue, e poi di latte in fasce ( Crassellame).

Stranamente il senso di questa trasmutazione o ‘capovolgimento’ spesso non viene messo in luce dagli alchimisti operativi, che trattano in egual misura la trasformazione di un metallo in altro senza entrare nel merito del senso ‘redentivo’ della materia opportunamente trattata; eppure la stessa definizione ‘trasformazione del piombo in oro’ dice alla mente semplice cose molto comprensibili proprio in tal senso. Occorre forse rivolgere un pensiero più aperto anche ai moderni psicologi, che invano ricercarono la chiave della ‘trasmutazione’ nel dramma della gestione energetica nell’ambito del cosiddetto ‘uomo interiore’, però capirono l’importanza della stessa e come essa fosse nascosta proprio nel ‘mistero’ alchemico.Rideranno dunque gli ‘esperti’ alchimisti operativi se propongo come tema di riflessione il parallelo tra un Francesco peccatore, che a un certo momento della sua vita si ‘converte’ a una vita di santità, e il processo ‘alchemico’?

E che dire di Maria di Magdala, diventata misteriosamente e inspiegabilmente riferimento tanto prezioso per moltissimi ‘oculati’ ricercatori ?

Ecco appunto un tema che se disturberà alcuni quando trattato dal punto di vista strettamente ‘alchemico’ potrà invece essere ottimo argomento a carattere ‘ermetico’. Che ne pensate ?

Sempre un certo dubbio di fondo mi rimane nel leggere anche i più grandi ed accreditati autori quando espongono alcune procedure specialistiche attorno alle quali si arrovellano gli studiosi, il dubbio che non si tratti di vera Alchimia, quella con l’”A” maiuscola, la via ‘Universale’, quella che credo stia nel fondo della nostra aspirazione, ma piuttosto di applicazioni molto ‘particolari’ della stessa. Se poi partendo da un punto periferico si possa e sia possibile raggiungere il centro, ciò potrebbe anche essere possibile, ma ripeto, non mi sembra questo l’approccio originario che la ‘Tradizione’avrebbe messo provvidenzialmente, sempre a mio parere, a disposizione di tutti.

Sarò più esplicito: il lege et relege, il sezionare alcuni termini fino all’osso, l’aderenza ai testi originari, sono tutte cose apprezzabili perché indicano una passione, una precisione, un rigore che sempre è indispensabile in ogni vera ricerca. Però spesso a mio parere si arriva all’esagerazione, si perde di vista qualcosa di più essenziale della ‘precisione’ e non si perviene mai, a quanto vedo, a nessuna conclusione ‘fattiva’, o per meglio dire una visione, un filo conduttore che sia utile a tutti. Non escludo che qualche ricercatore abbia tratto qualcosa di effettivamente utilizzabile, vedi alcuni ottimi ospiti di questo forum. Però anche in questo caso, manca un vero discorso ‘aperto’, che dia modo a chi legge di attribuire in modo corretto, al di là dell’ammirazione personale, quella credibilità che generosamente è stata sempre elargita dai lettori del forum, occorre riconoscerlo.

Ciò nonostante molte asserzioni, quando proprio non si interrompono con la parola ‘punto’, che significa “è così e basta”, ancora più spesso vengono troncate con un lucchetto del tipo “di più non dico”. E’ proprio allora che uno si chiede dove stia la vera ‘condivisione’, la ricerca spassionata; perché sarà pur comprensibile che certi segreti (!?) non possano, non debbano, e non vogliano essere propalati ma su questo punto è difficile intendersi; nessuno ha mai voluto in regalo i pesci pescati da altri esperti pescatori. Un ricercatore sincero vorrà invece discutere sulla filosofia generale della pesca, che cosa si voglia pescare e che cosa lo renda necessario, e questo non credo proprio che sia mai stata materia da ‘secretare’.

Chi accetta la condivisione accetta nel contempo di mettere su un tavolo ‘piano’ ‘anche’ la “ propria spiegazione”.

Altri ancora, anche scorrendo quanto scritto qua e là nel web, si trincerano dietro l’esplicita affermazione: “ io conosco il Fuoco”, sottintendendo con questo la conoscenza del Fuoco Segreto e che pertanto in forza di tale ‘più o meno presunta’ conoscenza tutto ciò che viene da essi dichiarato non deve ritenersi opinione personale ma genuina verità non criticabile. E Voi, sinceri studenti appassionati come me, fino a che punto siete disposti ad accettare supinamente il rispettabilissimo pensiero altrui ?

Ebbene, la premessa ha preso tutto lo spazio del messaggio oltre il quale l’attenzione inevitabilmente decade; ho solo sfiorato qualche aspetto della ‘Filosofia ermetica’, ma sono sicuro che molti di Voi sapranno essere molto più precisi e ferrati al riguardo.

Carissimi saluti, e ancora tanti Auguri a tutti voi per le feste solstiziali fino all’Epifania.

Vostro Benjamin
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MessaggioInviato: Sab Dic 28, 12:21:04    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Mar Gen 14, 08:17:23    Oggetto:  
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caro Benjamin,
nel pregarLa di proseguire il ragionamento appena introdotto - a proposito di quale sia la filosofia generale della pesca, che cosa si voglia pescare e che cosa lo renda necessario - colgo l'occasione per chiederLe se, a Suo giudizio, i lavori di Rudolf Steiner in particolare possano giovare e, in caso positivo, se, entro la ricca produzione dell'autore, vi sia qualche opera consigliabile. Mi permetto di porgere la domanda perchè mi è capitato di leggere qualche pagina di Steiner dedicata all'immaginazione - un tema sul quale da qualche tempo vado interogandomi - e (a dispetto di qualche mio superficiale pregiudizio) ne sono rimasto bene impressionato, per quel poco che sono in grado di digerire.

un cordiale saluto
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Benjamin

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MessaggioInviato: Mar Gen 14, 19:18:39    Oggetto:  Rudolf Steiner
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Caro Filo

Lei mi invita a nozze ma contemporaneamente mi vedo costretto ad attraversare un ginepraio nel tentare di rispondere. Perché ? Per il semplice fatto che non si può parlare di Rudolf Steiner e della sua opera senza parlare di Teosofia, ma non della Teosofia come la intendevano gli antichi, bensì di quella corrente di pensiero che risale alla signora Blavatsky, detta la ‘sfinge del 19° secolo’ e della quale si possono considerare rami importanti, anzi tronchi veri e propri Nicolas Roerich, Max Heindell, Alice Bailey, e appunto Rudolf Steiner. Lei non può immaginare con quale entusiasmo e sete di sapere da ragazzo mi lessi i libri di teosofia rimasti dalle edizioni Bocca nel dopo guerra e che si potevano trovare in una unica libreria in Roma. La spiegazione teosofica del mondo mi appariva chiara ed esplicativa, ed accettabile. “Non c’è religione superiore alla verità” recita il motto teosofico. Questo il presupposto ed è facile accettarlo, mantenersi aderenti ad esso è più difficile.

Il cosiddetto essoterismo new age un poco risente anche di questa corrente, ma non credo proprio che essa rappresenti ‘il diavolo’ come asseriscono i puristi della tradizione. Io personalmente ne ho tratto fondamentalmente una apertura di pensiero a fronte di una irriducibile chiusura che traspira da correnti più ortodosse; ho spesso verificato che a volte non è male essere eretici, specialmente se si cammina, questa volta lo dico anch’io, dove ti porta il cuore. Tale apertura mi è stata utile negli anni e pur essendo di natura restio a dare consigli, nemmeno ai miei figli, proporrei a chi è agli inizi dei nostri studi di entrare senza paura nelle visioni presentate da tutte le correnti cosiddette esoteriche senza preclusioni di sorta; nessuno si deve interporre e sostituire al nostro personale giudizio e se una cosa ci attira significa che c’è sempre un perchè. Per tornare ai puristi lo stesso Kremmerz (al secolo Ciro Formisano) che, pur nel dubbio se egli fosse reale Alchimista nessuno può negare che fosse grande Ermetista, mostrò sempre un chiaro disappunto nei confronti della Teosofia moderna, ma se lo si legge bene, e io vi assicuro che l’ho letto, in alcune cose non se ne discostava poi molto.

Siccome vedo già saltare la mosca al naso a molti incliti ospiti di questo Forum al solo sentire parlare di certi nomi e di certe correnti, alcune delle quali dichiaro di conoscere in profondità, non voglio schiudere il vaso di Pandora e provocare qui discussioni inutili. Dopo anni di affezione io stesso mi sono reso conto dei forti limiti che rappresenta sempre ogni descrizione del mondo, giusta o sbagliata che sia, e che il singolo, a meno che non sia fortissimamente dotato, non potrà mai verificare di persona; alla fine poiché la scelta sarebbe di crederci, non crederci o ritenerla ipoteticamente probabile, il tutto non risulta che essere molto simile a qualsiasi altra visione proveniente sia dalla religione sia da altri esoterismi dell’antichità ritenuti più ortodossi, non esclusa la stessa Cabala ebraica e l’Albero dei Sephiroth. Ho visto molti puristi cabalisti disprezzare la Teosofia in nome di una rappresentazione del mondo che poi in molto tratti presenta le stesse caratteristiche.

Finalmente venendo allo Steiner, devo dire che forse, pur essendo evidenti in lui le tracce del passato teosofico (bastano i titoli di alcuni suoi libri per attestarlo come “Cronache dell’Akasha” e altri sul ‘Corpo Eterico’), tuttavia è forse quello che più è accettato, se non proprio ben visto dai puristi di cui sopra. Altri lo apprezzano anche per essere stato un Hannemaniano convinto e pertanto si è guadagnato la simpatia degli studiosi di Omeopatia. Ma soprattutto Rudolph Steiner dimostrò con le opere e con i fatti lo spessore della sua conoscenza. In Roma esistono alcune scuole di orientamento Steineriano, riconosciute ed equiparate, che educano in special modo i giovani a manifestare e non reprimere il lato artistico e creativo. Il figlio di un mio amico è un apprezzato direttore di orchestra e la figlia di un mio parente è una valente restauratrice di opere d’arte; entrambi hanno frequentato le suddette scuole medie.

Se le dicessi che conosco a fondo gli scritti dello Steiner non sarebbe vero perché più che essere lettore pigro, mi basta leggere a volte una sola frase di un autore per farne poi un romanzo per mio conto e alla fine chiudo quasi sempre il libro sotto mano. Ho conosciuto però qualche antroposofo e in particolare Massimo Scaligero del quale ho scritto in questo Forum in occasione del Natale 2012 (la Luce del mondo). Cito tale riferimento non a caso perché ha a che vedere con l’immaginazione che Lei propone come argomento.

Fu proprio leggendo ‘Filosofia della libertà’ che una sola frase mi rimase impressa nella quale si affermava che si può costruire una solida base della conoscenza prendendo come oggetto lo stesso pensiero. Infatti nel considerare il nostro stesso pensiero come ‘oggetto’ possono coincidere ‘osservatore’ ed ‘osservato’, ciò in contrapposizione o meglio quale soluzione all’antico problema lamentato spesso dai filosofi come grave ostacolo alla conoscenza stessa dove soggetto e oggetto del conoscere appaiono sempre distinti. Ciò sottende ed implica diverse considerazioni, non ultima secondo me il riconoscere che il nostro pensiero è parte integrante della cosiddetta ‘natura’, unico oggetto del conoscere, secondo alcuni.

Ebbene, quella che per molti sembrerebbe quasi un’asserzione scontata e irrilevante, per me invece risultò essere oltre che originale soprattutto vera e rispondente al mio sentire. Vorrei dire che la scorsa primavera, dialogando con una gentile signora incontrata ad un convegno riferivo esattamente le stesse considerazioni appena espresse; la signora mi eccepiva che quanto detto dallo Steiner non rappresentava nulla di straordinario perché in fondo Cartesio, con il suo ’cogito ergo sum’ aveva già detto la stessa cosa. Eppure, mi dissi in silenzio, pur conoscendo da sempre il pensiero di Cartesio, mai aveva risvegliato in me la stessa reazione, invece avevo percepito nello Steiner un lavoro e una esperienza interiore totalmente diversa da quella rispettabilissima del filosofo, e molto consona al mio personale sentire. Non solo ma la stessa parola ‘filosofia’ sicuramente aveva per i due un tono e un senso completamente differente.

E qui capita a fagiolo il tema dell’immaginazione da Lei proposto e che ritengo di grande importanza.

Per qualcuno giustamente affezionato alle definizioni dirò forse qualcosa di inesatto perché per molti è importante distinguere fantasia, immaginazione e altro. Io mi ritengo un poco ‘sognatore’, non nel senso poetico e romantico del termine, è bene che lo specifichi, ma esattamente perché do molta importanza al sogno, sia quello ad occhi chiusi sia quello che viene erroneamente detto ad occhi aperti. Infatti con ‘gli occhi’ aperti (noti bene il plurale) ‘vediamo’ il mondo detto esteriore, mentre quando gli occhi sono chiusi ci può essere solo immaginazione e fantasia e se per di più siamo addormentati queste due ultime sussistono nel sogno. Questo infine si percepisce sempre con occhio ‘unico’, cosa marginale, e forse ridicola da far notare per alcuni, ma a parer mio tutt’altro che trascurabile. Per dirla tutta il passaggio dalla visione ad occhio unico a quella a due occhi o in altre parole da visione interna a visione esterna, racconta moltissima storia riguardo la luce e la sua natura. Il pensiero poi ne sintetizza un aspetto più profondo, ancora più inclusivo e giustamente in quel punto si può ancorare la conoscenza, come dice lo Steiner.

Naturalmente queste sono tutte illazioni mie personali che possono lasciare il tempo che trovano, sono uno studente come tutti voi e chiunque può contraddirmi a ragion veduta e magari aiutarmi a ravvedermi su sviste eventuali; non voglio affliggerla ulteriormente lasciando alla piacevole lettura dello Steiner gli approfondimenti che il soggetto da Lei proposto sicuramente merita.

Mi scuso per le lungaggini forse evitabili e la ringrazio per la pazienza.

Cari saluti

Benjamin
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MessaggioInviato: Mer Gen 15, 00:32:59    Oggetto:  
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caro Benjamin,
sono io che La ringrazio, nella speranza che questo dialogo possa proseguire, sereno.
Stimolato dalle Sue valutazioni - nelle quali ripongo fiducia innanzitutto per come Lei si pone (a prescindere dal fatto che le nostre idee possano collimare o meno) - mi permetta di illustrare, in pillole, gli antefatti del mio interesse per l'argomento dell'immaginazione, prima di tornare a Steiner.
Mi avvarrò di tre blocchi di citazioni, non perchè voglia trincerarmi dietro le altrui opinioni (infatti proclamandomi io apertamente e pregiudizialmente asino nelle questioni esoteriche non ne ho bisogno alcuno), quanto piuttosto perchè l'ordine e la scelta delle citazioni mi consente la sintesi più efficace e meno tediosa del percorso mentale.

ecco qui i tre passaggi:

I. Da P. Lucarelli, Zolla. Alchimista del verbo, ID., Scritti alchemici e massonici, a cura di Gratianus, Mimesis, 2012, p. 289 ss.
Citazione:
"Sin dal primo incontro, Zolla rappresentò per me un problema, risvegliando un’antica diatriba, un’aporia che si trascina da sempre, e che in passato avevo evitato accuratamente.
Non era, né evidentemente era mai stato, un alchimista “operativo”. Come aveva raggiunto quelle conoscenze, quella visione cristallina e perfetta che si dovrebbe attribuire, che dovrebbe appartenere di diritto, solo a chi manipoli archetipi corporificati nel crogiolo o nel pallone ortodossi?
Il tema è antico, e di norma risolto con indifferenza dal praticante che guarda con senso di sufficienza e commiserazione chi non operi secondo le regole.
Il waidan si oppone al neidan, i rasa siddha ad Abhinavagupta, Jabîr a ‘Ibn Arabi, Paracelso a Jacob Böhme. In Oriente e in Occidente sembra si affrontino due vie, due darsana, ma con linguaggi, risultati, scoperte, singolarmente simili.
Discutevamo, ed era curiosissimo dei fatti di laboratorio. Le sue domande erano sempre pertinenti, i commenti appropriati, i suggerimenti fecondi.
Il dialogo era facile, la reciproca comprensione totale, e in un qualche modo che mi sfuggiva, l’esperienza, questa pietra di paragone che non permette equivoci o inganni, era simile.
Il problema si faceva vieppiù complesso, e non era più eludibile, se mai lo era stato.
Non era un mistico Zolla, non parlava come un visionario, nel senso banale del termine. E nemmeno era un semplice erudito, un filosofo speculativo, seppure particolarmente dotato. La sua logica era stringente, la metafisica ordinata e coerente. Ma dietro a tutto ciò stava una “pratica” che sosteneva le sue apparenti divagazioni. Questo mi appariva indiscutibile, o non avremmo mai potuto dialogare.
Dove stava l’arcano?
Si può essere stati assidui presso un uomo… eppure ignorare del tutto che in segreto egli trascorre momenti posti a una divina distanza da quelle misere, invincibili alternanze di umori e di pose. Salvo quei momenti li si conosca anche noi, nemmeno si indovinano in lui le radure di quiete e d’orazione, dove coglie premonizioni, ispirazioni, sottili notizie.
Come parlarne?
Mi costrinse ad una lunga, e non ancora conclusa, riflessione sull'alchimia. Mi resi conto che mancava una definizione, un'erma che delimitasse il campo, ne configurasse in qualche modo lo spazio, oggettivamente.
In Occidente, almeno sino a tempi recentissimi, appare chiaro cosa si intenda con alchimia. Qualunque testo classico ne conviene: è l'arte che insegna a transmutare i metalli vili in oro, la tecnica con cui preparare la pietra filosofale, la pietra transmutatoria.
Definizione non trascurabile, che talvolta, ma più raramente, si amplia sino a comprendere la panacea, la medicina universale che cura tutti i mali e forse dona una vita, se non eterna, almeno lunghissima.
Non è molto diverso quanto ci insegnano i più antichi maestri indiani e taoisti, anche se in questi è più accentuata la ricerca dell'elisir di giovinezza e lunga vita.
È un messaggio stimolante, molto pratico, mediocre, non rivoluzionario, certamente ben poco metafisico. Eppure, per chiunque scorra la sterminata letteratura ermetica, qui e là, quasi involontarie, spuntano talvolta affermazioni, aforismi, simboli, suggerimenti, che lasciano la mente inquieta, indizi di qualcos'altro cui si è accennato solo con una breve allusione, quasi distrattamente, come se esistesse un segreto racchiuso nel segreto.
Zosimo di Panopolis dice: 'Resta seduto vicino al tuo forno... e non ti smarrire... il tuo corpo sia seduto, fai sedere anche le tue passioni. E dirigendo così te stesso accortamente, chiamerai a te il divino. E allora realmente verrà da te il divino che è dovunque..."


II. Da P. Lucarelli, E. Zolla. Maestro della visione, in P. Lucarelli, ult. cit., p. 355 ss.:
Citazione:
Leggendo "verità segrete poste in evidenza", del 1990, scoprii un brano impressionante. Diceva: "L'immaginazione è l'istmo tra la vita e l'estizione, fra notte e giorno, inganno e verità. Il suo lume crepuscolare può preludere o alle eternità o alla morte spirituale ..."
Distingueva quindi tra il fantasticare, il sogno ad occhi aperti, e una facoltà totalmente diversa, detta immaginazione, ben distinta dalla prima, inutile e pericolosa. (..).
Tutto ciò mi apparve di un'importanza eccezionale. Ricordai cosa aveva scritto Corbin in Corpo spirituale e terra celeste. Esiste una facoltà, l'immaginazione attiva o creativa, che possiede una sua funzione noetica e cognitiva, una facoltà che ci permette di accedere a una regione e realtà dell'Essere che senza di lei resta chiusa e interdetta. Una facoltà la cui conoscenza, e uso, erano scomparsi da tempo nel mondo occidentale, comportando una catastrofe dello spirito.
Mi parve di aver centrato il problema, di aver individuato non solo il segreto del burattinaio ma anche il suo insegnamento più riposto, il 'trucco' che gli permetteva di muoversi con tanta agilità e disinvoltura nel mondo delle idee, con leggerezza strabiliante (...).
Zolla (...) in verità segrete notò: "gli alchimisti preservarono l'idea, non evidente nella metafisica occidentale ufficiale, che esite un'affinità tra il mondo delle forme, degli archetipi di tutte le specie, e quello dell'immaginazione ..."


III. Da E. Zolla, Verità segrete esposte in evidenza, Marslio, 1990:
Citazione:
La dottrina dell’immaginazione toccò il vertice della sottigliezza e della chiarezza nella scuola illuminazionista in Iran, culminazione del neoplatonismo, nodo di congiunzione e di confluenza dell’Occidente platonico col Vedànta (...). La piena conoscenza degli usi dell’immaginazione che troviamo in Riccardo di san Vittore o Hildegarde von Bingen, in Dante o Petrarca, e anche nel Polifilo o nel Bruno, non corrisponde a un’elaborazione teoretica, almeno in termini espliciti, paragonabile a quella vedantica o iraniana. Esistono viceversa criptici ma adeguati accenni negli alchimisti.
Di tutti i testi alchemici, uno è quasi esplicito, la Lettera sul fuoco filosofico attribuita all’umanista Pontano ma, secondo taluni, assai più tarda. Essa porge la chiave per tutti i testi alchemici:
"Prima diventa il sovrano assoluto delle tue passioni, vizi e pensieri, poi potrai attivare il fuoco nel cuore o lo custodirai nel suo centro per mezzo dell’immaginazione; vedrai che all’inizio sentirai una specie di mite calore, che crescerà via via. Ciò dapprima ti parrà difficile, la sensazione tenderà ad eluderti, ma tu sforzati di insediarla nel cuore, convocala, ingrandiscila, riducila a volontà. Tenta e ritenta. Acquista questo potere e guadagnerai la conoscenza del sacro fuoco filosofico".
Il significato nascosto delle icone del ciclo di Elia è qui svelato, gli sparsi resoconti verbali dei Padri esicastici sulla preghiera del cuore, così come gli accenni di Sinesio sono sviluppati e particolareggiati.
Gli alchimisti preservarono l’idea, non evidente nella metafisica occidentale ufficiale, che esista un’affinità tra il mondo delle forme, degli archetipi di tutte le specie e quello dell’immaginazione umana. Si suppone che gli alchimisti operassero precisamente su questo livello e il Rosarium philosopborum (pubblicato a Franco-forte nel 1550) condensava l’insegnamento in poche parole: «Sta’ bene attento, vigila che la porta sia chiusa, affinché l’abitante interno non fugga... la tua immaginazione seguirà la natura. Perciò osserva secondo natura, i cui corpi si rigenerano nelle viscere della terra, immagina secondo l’immaginazione veridica e non fantasticante» (secundum veram et non fantasticam imaginatìonem). Paracelso, nel Paragrano, mostra come si fondano l’immaginazione veridica e l’indagine della natura: chi conosce Marte, sa tutto delle qualità del ferro, chi conosce il sole sa tutto sul cuore, e l’alchimista afferra l’intreccio degli elementi invisibili per mezzo di un’immaginazione purificata. Egli saprà, con l’esercizio, concentrare le sue immagini, come l’acqua s’indurisce in ghiaccio.


entro la cornice disegnata da questi tre nodi ho trovato le riflessioni di Steiner sull'immaginazione interessanti.
ora mi taccio, sperando di non aver stancato.
un caro saluto
filo
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Benjamin

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MessaggioInviato: Gio Gen 16, 19:38:24    Oggetto:  misunderstanding
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Caro Filo

La ringrazio perché ha saputo raccogliere il materiale necessario per il nostro studio, bene sintetizzato nei tre blocchi da Lei riportati. Le preannuncio qualche tratto davvero pesante che ho tentato invano di alleggerire; mi scuso in anticipo, ma non ci sono riuscito.

Comincio dal terzo blocco e sarà subito chiaro il perché.

Il riferimento riportato dal Zolla

"Prima diventa il sovrano assoluto delle tue passioni, vizi e pensieri, poi potrai attivare il fuoco nel cuore o lo custodirai nel suo centro per mezzo dell’immaginazione; vedrai che all’inizio sentirai una specie di mite calore, che crescerà via via. Ciò dapprima ti parrà difficile, la sensazione tenderà ad eluderti, ma tu sforzati di insediarla nel cuore, convocala, ingrandiscila, riducila a volontà. Tenta e ritenta. Acquista questo potere e guadagnerai la conoscenza del sacro fuoco filosofico".

nasconde un fraintendimento molto particolare.

Il tutto sembra trarre origine da un libricino, di quelli residuati dal dopo guerra e che ancora “teen ager” mi procurai in quell’unica libreria romana della quale ho già accennato. Si tratta della

Lettera di Givanni Pontano sul “Fuoco Filosofico”
Introduzione, traduzione e note di Mario Mazzoni, collezione Rara in Roma presso la casa editrice “Atanor”. La data non compare ma la collocherei antecedente agli anni 60.

Ebbene, nelle ultime due pagine di detto libro appare quanto riportato dal Zolla sotto il titolo “Per l’Esercizio”. Devo dire che chi legge come da consuetudine prima la traduzione del testo del Pontano e poi alla fine il brano riportato percepisce chiaramente una variazione di tono o di registro, in altre parole non si sente più la nota autentica del Pontano ma l’intrusione di qualcun altro e confesso che solo in questi ultimi anni mi sono tolto il dubbio grazie a Lucarelli. Si capisce, si sente subito che quanto riportato come ‘esercizio ermetico’ non appartiene al modo di parlare degli ‘Alchimisti’. Tuttavia, poiché il traduttore non fa intendere chiaramente l’effettiva paternità del testo è facile capire come molti, compreso lo stesso Zolla, possano essere stati indotti in errore. Ciò introduce una vera problematica, perché nonostante l’errore di l’attribuzione il testo stesso parrebbe comunque essere stato sentito dal Zolla tanto importante e di rilievo da ritenere che:

Essa porge la chiave per tutti i testi alchemici:

Quel “Essa” qualcuno potrebbe obiettare che è riferita a tutta la lettera del Pontano ma il riportare subito dopo il brano stesso non lascia dubbi sul reale intendimento del Zolla.

Addirittura affermerebbe che il passo renderebbe quasi esplicito quel punto nodale sul quale punta la riflessione del Lucarelli quando cercava di comprendere il nesso, il ponte possibile tra la pratica alchemica di laboratorio e la conoscenza dell’Alchimia del Zolla che egli riconosceva di pari valore pur non ritenendola operativa nel suo stesso senso:

Di tutti i testi alchemici, uno è quasi esplicito (dice il Zolla)

Sembra proprio che Zolla attribuisca il passo al Pontano. Che ciò sia un errore venne fatto notare nelle note di un libro del Lucarelli che ho letto anni addietro ma non saprei ritrovare al momento il punto esatto (qualche lettore più attento forse lo rintraccerà).

Ma se il grande Zolla può essere caduto nel tranello del traduttore che alla fine del libro può aver aggiunto qualcosa del proprio sacco, Paolo Lucarelli avrebbe dovuto additare il pericolo di un tranello ben più sottile e più importante insito in ciò che qualsiasi lettore a questo punto si domanderebbe: “Elimire Zolla in “Verità segrete esposte in evidenza” avrebbe attribuito ugualmente la stessa importanza al passo se si fosse accorto che non era autentico? E allora le sue considerazioni al riguardo provengono da un reale sentire oppure da un inconscio tributo all’autorità universalmente riconosciuta del Pontano ?”

Inoltre se "La Fiammella" ci permettesse di accedere di nuovo alle memorie del nostro Forum si potrebbe verificare in aggiunta che il medesimo libretto e l’attendibilità del traduttore furono messi in discussione anche dal nostro Capitano Nemo in un approfondimento relativo alle bilance e al senso del Fuoco filosofico, uno scambio con il sottoscritto e il sig. G nella stanza “energie e zodiaco”, purtroppo non più raggiungibile.

Come ripeto il fatto che comunque ritenuto, autentico o meno, tale passo si sia appropriato di tanta considerazione sia presso il Zolla sia presso altri studiosi, potrebbe rivalutare il giudizio negativo che alcuni si sono fatto riguardo lo stesso traduttore Mazzoni.

Ma questo non sarebbe la cosa più importante e se qualcuno pensasse che tutta la storia non merita il tempo e lo spazio che le sto dedicando riporterei l’attenzione alla problematica importantissima che tira in ballo il passo e che traspare dalle parole di Lucarelli quando dice:

Mi costrinse ad una lunga, e non ancora conclusa, riflessione sull'alchimia. Mi resi conto che mancava una definizione, un'erma che delimitasse il campo, ne configurasse in qualche modo lo spazio, oggettivamente.

Immaginazione e fantasia

Prima di entrare nel nucleo dell’argomento mi preme precisare qualcosa relativamente alla definizione dei due termini, anche per dimostrare che l’indeterminazione del loro uso comune giustifica a sufficienza il fatto di non averli distinti nel mio post precedente.

Dallo Zingarelli : vocabolario della lingua italiana

Fantasia: facoltà della mente umana di interpretare liberamente i dati forniti dall’esperienza, o di rappresentare contenuti inesistenti in immagini sensibili.

Immaginazione: facoltà di pensare senza regole fisse e di associare liberamente i dati dell’esperienza sensibile.
Es. : Neanche per immaginazione = neanche per sogno

In genere quando si vuole attribuire a un termine un senso differente dall’uso comune per definire meglio un discorso particolare ciò non è certo proibito e non di rado viene usato specialmente in ambito scientifico. Per esempio nel contesto della meccanica classica i termini “braccio” e “momento” hanno un significato ben preciso e privo di ambiguità, ma lontanissimo dal loro uso nel parlare di ogni giorno.

Quando si stabiliscono nuove definizioni occorre specificarle chiaramente perchè ci si possa intendere; ciò equivale ad accordarsi su una vera e propria interfaccia, con le stesse regole per tutti al fine di evitare “n” intendimenti diversi.

Ora non si pretende certo di applicare un criterio così rigoroso come per la scienza a termini usati in campi così delicati e ed evanescenti come l’Ermetismo e l’Alchimia.

Ciò non toglie che io stesso mi sento piuttosto disorientato da quanto Lei, sig. Filo estrae al riguardo dagli scritti interessantissimi di Lucarelli e Zolla.

Infatti sembra che i due scrittori ritengono quasi scontato che il lettore riconosca le differenze tra i due termini.

La definizione di “fantasia” che appare nei riferimenti riportati sembra a prima vista abbastanza accettabile per quanto con un largo margine di nebulosità.

fantasia o fantasticare = sogno ad occhi aperti, inutile e pericolosa (se ho ben capito, ma perché inutile e pericolosa ?)

La definizione è un poco debole anche perché appoggia su qualcosa che non è definito a sua volta, parlo del sogno, che proprio nel campo dell’ermetismo assume una valenza del tutto singolare ben riconosciuta nell’ambito tradizionale e che certamente studiosi come Lucarelli e Zolla non potevano ignorare. Può darsi benissimo che un’analisi più approfondita di tale valenza porti a significati e sensi attribuiti invece proprio all’immaginazione.

La definizione di quest’ultima è ancora meno delineata e stento a comprenderne il significato anche perché mi dichiaro ignorante a proposito delle dottissime dottrine che tratterebbero l’immaginazione quali quelle citate dal Zolla; non riesco a vedere come e da che cosa il semplice lettore infine possa distinguerla così nettamente dalla fantasia.

La dottrina dell’immaginazione toccò il vertice della sottigliezza e della chiarezza nella scuola illuminazionista in Iran, culminazione del neoplatonismo, nodo di congiunzione e di confluenza dell’Occidente platonico col Vedànta (...). La piena conoscenza degli usi dell’immaginazione che troviamo in Riccardo di san Vittore o Hildegarde von Bingen, in Dante o Petrarca, e anche nel Polifilo o nel Bruno, non corrisponde a un’elaborazione teoretica, almeno in termini espliciti, paragonabile a quella vedantica o iraniana. Esistono viceversa criptici ma adeguati accenni negli alchimisti

Sembra quindi che tutte queste numerose dottrine abbiano o abbiano avuto a riferimento lo stesso intendimento nei riguardi dell’immaginazione. Io certo non sono in grado di appurarlo. Neanche so inoltre se Rudolf Steiner dal quale è partito il nostro discorso vedesse le cose allo stesso modo.

Chiedo perdono a Zolla per il quale nutro la medesima ammirazione di tutti; certamente qualche improbabile lettore, più ferrato e avanzato su questo soggetto potrebbe soccorrerci in modo da potere continuare lo studio su basi più solide.

Non rinuncio certo all’approfondimento ma poiché la mia esperienza al riguardo è molto casereccia, non fondata sulla conoscenza delle citate dottrine, per le quali nutro una stima quasi religiosa, ma sulla semplice osservazione di cose comuni a tutti, vorrei mettermi per ora in disparte e rimanere in attesa di ulteriori elementi.

Mi fermo qui e cedo la parola.

Cari saluti

Benjamin
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ale424

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MessaggioInviato: Ven Gen 17, 21:28:13    Oggetto:  
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Cari Tutti,

Scrivo quanto segue perché i brani riportati sono gli stessi oggetto di personali riflessioni di poco tempo fa ed, in parte, oggetto di discussione nel gruppo di Facebook dedicato a P Lucarelli; discussione che però ad un certo punto si fermò.

Per chiarire il concetto di immaginazione ho sempre trovato utile (da quando me l’ hanno consigliato) un Autore come Gurdjieff che ti dice sostanzialmente che lo stato ordinario in cui ci troviamo è di c.d. di Immaginazione passiva, cioè siamo soggetti passivi di tutti i film(s) mentali che, anche senza volerlo, ci attraversano la mente (questo stato viene spiegato molto bene anche da G.Giacobbe, “Come smettere di farsi le … e godersi la vita” ).
.
Diminuendo lo stato di immaginazione passiva, si dice che si riesca maggiormente ad avere una Immaginazione purificata. E proprio su questo punto, riprendo un Autore interessante, A. Genitli delle edizioni KEMI. Lo riprendo perché, parlando del Kanu (l’Agricoltore celeste) lo paragona al Magister in grado, “visualizzando” ed altro, di concretizzare in questa manifestazione delle forme. E qui ci aggancio Zolla quando dice che l' Immaginazione serve come mezzo per accedere al mondo degli archetipi.

Però qua mi fermo perché non sono in grado di andare avanti. Infatti cosa visualizzi? Se il percorso è la visualizzazione. E come visualizzi? Ad esempio, provo a visualizzare un fuoco nel cuore ed effettivamente sento qualcosa ma questo visualizzare un fuoco è già visualizzare una forma e concretizzarla?
“Egli saprà con l‘ esercizio concentrare le immagini …”. Come fare? E che immagini?

Genitili, solo per essere completi, aggiunge cuore e parole di potenza come “base della ricetta”.

Su Stainer, invece, ricordo due questioni che mi porto dietro: l’ interessantissimo argomento delle Cronache di Akasha e la possibilità di unirsi alla memoria dell’ Universo (e magari l‘ Immaginazione può servire anche a questo).

Sperando di non essere off topic, Vi saluto.
A.
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filo

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MessaggioInviato: Ven Gen 17, 22:25:17    Oggetto:  
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Caro Benjamin,
La ringrazio vivamente della risposta, come al solito meditata e interessante, e mi scuso se - come temo - l'argomento ha finito con l'imprimere una deviazione al percorso che aveva in animo di seguire, aprendo il topic.
Il mio intervento e' nato dalla sensazione che, volendosi interrogare sui fondamenti dell'ermetismo, l'argomento dell'immaginazione - lungo il peculiare sentiero che unisce i mondi - meritasse una speciale attenzione.
Confesso che hanno contribuito a consolidare la mia sensazione passaggi come quello poco sopra riportato, ove, a proposito di Zolla, Lucarelli osservava:
Citazione:
"Non era, né evidentemente era mai stato, un alchimista “operativo”. Come aveva raggiunto quelle conoscenze, quella visione cristallina e perfetta che si dovrebbe attribuire, che dovrebbe appartenere di diritto, solo chi manipoli archetipi corporificati nel crogiolo o nel pallone ortodossi?"

Ma, impreparato e duro d'orecchi come sono (si figuri che, prima che lo trovassi ripetutamente citato dal tenace Capitano, nemmeno sapevo che esistesse il Pontano o chi per lui, emulo di Artefio) potrei aver preso una solenne cantonata.
Quanto al rapporto tra immaginazione e fantasia, sul quale Lei si interroga con la consueta e rassicurante libertà di spirito, ho trovato utile il contributo breve di H. Corbin (autore di più impegnative monografie altre volte citate, come L'alchimia come arte ieratica), dal titolo Mundus Imaginalis, o l'Immaginario e l'Immaginale - reperibile ad esempio qui:
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Mi permetto di sottoporre l'articolo all'attenzione dei lettori - di Ale424 in particolare, che con piacere scopro attratto da domande comuni.
Nel leggere il breve testo mi sono venute alla mente considerazioni di Steiner, ma vale il solito caveat Very Happy
Come Lei speranzoso, caro Benjamin, Le restituisco subito le redini della discussione, comodamente seduto nell'abitacolo della diligenza.
un caro saluto.
filo
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MessaggioInviato: Dom Gen 19, 21:12:17    Oggetto:  visualizzazione
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Caro Ale424

Comincio da Lei che ringrazio per la gradita partecipazione

Le sue considerazioni sono molto più interessanti di quanto forse pensa, basandomi su quanto Lei stesso afferma timidamente. Infatti è facile dimostrare che la visualizzazione sta alla base della stragrande maggioranza (vorrei dire tutte) delle applicazioni relative ai nostri studi, non autocompiacimenti mentali come qualcuno opinerebbe. La cosiddetta “meditazione” appoggia fondamentalmente su di essa, non è inoperosa e non caratterizza assolutamente e solo quella che siamo soliti bollare come “new age”, ma risale invece alla più remota preistoria, dove l’uomo cosiddetto primitivo era più sensibile alle forze sottostanti la natura.

La cosa è semplice e si può esprimere, ce lo siamo detto tante volte, con l’assunto: “l’energia segue il pensiero”.

Non esiste pensiero senza immaginazione perché pensiero è forma, cioè immagine, progetto, anche quando si relaziona solo a strutture come nelle formule della fisica. Il grande Einstein e Fulcanelli sono concordi quando dicono che qualsiasi ente nell’universo viene pensato, e se viene pensato significa che viene ‘visto’ in qualche modo. Ogni vedere poi implica necessariamente un aspetto particolare della Luce. Si può approfondire come il pensiero a volte, anzi quasi sempre, promuova l’istinto, che risulta essere ancora il motore occulto in questa fase evolutiva, il drago nascosto nel cavo della terra, il grande serbatoio energetico della nostra vita esistenziale, ma occorre andare per gradi e con i piedi di piombo; è un argomento complesso, non per il contenuto ma a causa dei limiti della mente e bisogna prima confrontarsi più a fondo. Il vedere comporta coscienza e quando esprimiamo frasi del tipo “ho capito, è tutto chiaro “ implicitamente affermiamo di vedere, in qualche modo “qualcosa”.

Ogni vedere implica un dualismo, un osservatore e un osservato e dove c’è dualismo c’è specchio, c’è immagine e non necessariamente figura. L’ermetismo tradizionale ha lasciato segni profondi della conoscenza implicata e lo ha trasmesso in tanti segni e in particolare nella figura di Venere, che ha in mano lo specchio, ma di questo ne parlerò forse altra volta con la dovuta calma, chiarirò ogni lato del mio personale punto di vista, a tempo debito per non mettere troppa carne al fuoco e non generare confusione.

Ora è necessario che veramente ci rendiamo conto che l’uso della visualizzazione o come altri dicono monoideizzazione è una forma di azione che è veramente efficace, usata inconsciamente da tutti e coscientemente da molti gruppi di studiosi. Ad esempio esistono serissimi cenacoli di persone che si propongono di aiutare la guarigione di un paziente ammalato che abbia acconsentito a codesto trattamento, semplicemente visualizzandolo nello stato di perfetta salute. La cosa sembrerebbe ridicola perché in detta visualizzazione non si specifica nessun passo particolare. Questo è un fatto misterioso ma ben conosciuto dallo studente di ermetismo: l’oscurità, cioè il non sapere dell’operatore che affida la manifestazione di un evento solo alla natura, come ogni processo veramente occulto.
Anche qui, come nell’alchimia classica valgono le stesse regole, né più né meno, una volta gettato il seme, è nell’oscurità del cavo della terra che la natura gestirà il frutto e dopo il giusto tempo (dabit fructum suum in tempore suo, dice il salmo) essa metterà alla luce il fatto, l’accadimento, la materializzazione.

Durante questo tempo non se ne parla con nessuno perché

Se non produrre aborti alfin vogliamo pria negreggiar che biancheggiar dobbiamo, (Crassellame)

Negreggiare significa appunto non manifestare alla luce del sole il processo in gestazione, cosa valida sia in agricoltura terrestre, sia in agricoltura celeste, sia nel campo cosiddetto psichico.

Con la medesima valenza si pronunciava l’antico monito “non dire quattro se non l’hai nel sacco”. Le giovani madri del sud hanno imparato dalle loro nonne che se sono in dolce attesa è bene non manifestarlo a nessuno, almeno fino al terzo mese. L’espressione “avere un sogno nel cassetto” dice infine cosa identica e non è per nulla banale; appartiene anch’essa alla sapienza antica.

Ma cosa si fa quando si Visualizza ? La risposta mi pare evidente: “Si manipola la Luce”

La qual cosa dice che essendo questa Luce interiore molto più caratterizzata di quella esteriore, che come sappiamo è distinta in milioni di frequenze diverse, l’effetto ‘operativo’ è suscettibile di milioni di varianti a seconda di chi e di come opera.

Coloro che irrideranno di fronte a quanto detto si vede che non hanno mai fatto nessuna piccola verifica e neanche sono attenti osservatori di quanto succede ogni giorno nella nostra vita; la gratuita chiusura verso questi fatti rende un cattivo servigio al progredire della conoscenza.

Però monoideare in modo magico ed efficace non è cosa da tutti, ci si accorge subito ai primi tentativi, e sforzarsi al fine di ottenere risultati più rapidi ed evidenti risulta essere controproducente e facilmente dannoso, perché anche qui si tratta di agire con una “dolce volontà”: può occorrere una vita intera per entrare adeguatamente nel giusto modo di tale pratica. Semplicissime persone, di solito nate in ambienti di campagna, vi riescono con dote naturale e purtroppo non sempre con fini nobili, come ebbi modo di sentire spesso dai miei familiari quando da fanciullo vivevo nella natia Lucania. Cosa concorre a rendere efficace il processo ? Io credo che si tratti di un forte sentimento; il sentimento è qualità, cioè vibrazione senza forma, tono per la precisione, proviene da dentro e per questo contribuisce come ‘sole’ alla luce lunare della visualizzazione; senza il contributo di un profondo sentire, l’immagine fredda tende a fuggire ed essere mutevole come la luna e pertanto di nessun effetto, anzi suscettibile di provocare le cosiddette ‘ubriacature astrali’. Ecco perché sono sempre stati usati come supporto più stabile i riti , le orazioni, le cerimonie, i mandala e i templi, tutti mezzi per supportare la fissazione della luce, quella Luce interna che ha bisogno di una intelligenza sensibile per essere percepita. Gli ermetisti dagli antichi sacerdoti, a Tritemio , ad Agrippa, hanno parlato anche del supporto di intelligenze estranee al nostro mondo, Angeli, Eoni, Eggregori ecc.., nomi, sillabe sacre, invocazioni, sul quale terreno mi guardo bene ad addentrarmi in quanto non ne saprei dire nulla se non per letto o sentito dire, mentre il nostro scopo è di attenerci il più possibile al sostegno di una esperienza semplice e possibile.

Sia inoltre ben chiaro che non voglio assolutamente proporre nessun tipo di pratica o operazione ma solo studiare insieme a voi cosa possa essere implicato quando parliamo di immaginazione.

Solo posso testimoniare che le pratiche di visualizzazione sono fondamentali nel buddismo tibetano, in particolare nella catena iniziatica di Tilopa, Naropa, Marpa, Milarepa, come si evince dalla lettura di alcuni testi e come personalmente mi ha certificato un amico Lama tibetano autentico. In una delle pratiche di meditazione in Tibet i guru di una catena di maestri di un particolare lignaggio vengono visualizzati in successione, uno sopra l’altro.

Pratiche molto similari ancor oggi perseguono gruppi di studiosi sulla linea della tradizione ebraica e l’albero dei Sephiroth. Alcuni abbinano la conoscenza dei significati dei 22 tarocchi ai sentieri possibili tra una Sephira e l’altra.

Un altro lato interessante in quanto accennato da Lei, sig. Ale424 è il carattere attivo o passivo dell’immaginazione, cosa che trova riscontro anche in riferimento al sognare. Infatti siamo soliti non fare differenza tra sogno, universalmente inteso come percezione passiva, e il ‘sognare’; solo ultimamente la stessa ricerca scientifica sta riscoprendo quanto gli antichi già possedevano. Il sognare può diventare “attivo” in tutti i sensi, proprio come l’immaginazione.

Trovo giusto quanto afferma Gurdjeff riguardo lo stato passivo dell’immaginazione; egli ci teneva in particolare a mettere in rilievo lo stato usuale di “macchina pensata” riferendosi all’uomo (tutto arriva, l’uomo non può fare nulla, egli diceva). Però io penso che non si può diminuire eccessivamente lo stato passivo e lunare dell’immaginazione per divenire un essere sempre cosciente in ogni momento della giornata, che questo oltre che innaturale lo ritengo inutile e dannoso.

Una parte della coscienza, pur minima o rilevante che sia, accompagna sempre l’immaginazione, anche quella passiva, ma non si può sopravvivere stando perennemente svegli e in completa attenzione; occorre abbandonarsi necessariamente allo stato di oblio e quando le pile alla sera sono scariche noi desideriamo nel profondo di non “ex_sistere, ovvero di non esistere, non più stare ‘fuori’ ma ritirarci nell’intimo della luce oscura, il nostro “caos”. Io credo che in tali condizioni il corpo (quello eterico lunare), non più pressato dalla nostra coscienza individuale, viene ricostituito dalle forze della madre terra e ci viene restituito fresco la mattina seguente. La morte è sorella del sonno dicevano gli antichi e per quanto ogni essere tema la discontinuità, anche essa risulta essere un processo necessario e provvidenziale.

Ma se, senza premere troppo con l’esercizio dell’attenzione viva e vigile, ci lasciamo scorrere lungo l’onda lunare dell’attenzione passiva, se ogni tanto nella nostra vita quotidiana facciamo in piccolo e quasi per gioco una specie di stop, in modo simile a quanto suggerito dal citato Gurdjeff, ritornando con la mente a cosa stavamo pensando o immaginando qualche momento prima, ci accorgeremmo di piccole cose molto, molto significative. Dapprima qualche volta in modo dubbioso, ma poi negli anni in maniera sempre più frequente e chiara ci renderemmo consci che in realtà “siamo pensati” e che ciò che stiamo immaginando spesso e volentieri non è soltanto “nostro”. Può capitare che una persona vicina a noi snoccioli nei minimi dettagli proprio quel pensiero che sembrava scaturito solo dal nostro cervello (i migliori soggetti sono coloro che sono abituati a parlare di qualsiasi cosa o anche a pensare a voce alta). Altre volte qualcosa che ha attraversato fugacemente la nostra mente riguarda un evento futuro, anche di molti anni. Sono sicurissimo che queste cose capitano a tutti, ogni giorno, solo non ci si fa caso.

Ebbene a questo punto non saprei dire se veramente ci sia qualcosa da purificare nell’immaginazione passiva o se addirittura la passività stessa sia qualcosa da eliminare. Al momento penso che occorra anche in questo caso ricercare il giusto equilibrio ma proporrei di lasciare comunque aperto il discorso per ulteriori approfondimenti.

Caro Filo

Per non risultare anche oggi troppo pesante mi fermo qui, ma non trascuro la sua risposta, sto leggendo l’interessante riferimento del Corbin e mi prendo tempo per riflettere con calma.

Cari saluti a tutti

Benjamin
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MessaggioInviato: Mar Gen 21, 17:20:58    Oggetto:  
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Caro Benjamin e tutti

È risaputo che un artista crea quando gli viene l'ispirazione.
Però è anche vero che se vuole anche mangiare, deve anche suscitarla.
Uno dei metodi e quello di iniziare a toccare la materia, dare qualche scalpellata o manipolare un po di argilla, e mentre si fa questo qualcosa dovrebbe accadere, e l'idea è facilmente catturabile.
Quindi penso che la materia sia importante all'immigrazione.
Però mi chiedo, , perché non considerare la parola come una materia da lavoro?
Fulcanelli lo faceva spesso mi pare, con la cavalla ( cioè cavalcava l'IDEA).

Salute a tutti
gianni
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MessaggioInviato: Gio Gen 23, 11:02:51    Oggetto:  sensi e mente
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Caro Filo

Ho letto con vivo interesse il Corbin e ho capito da dove lo stesso forse ricava la definizione di fantasia, del tutto concorde con Zolla e Lucarelli. Alla fine basta intendersi, basta specificare, non si può pretendere che il semplice lettore possa essere sempre allineato ed edotto sullo stesso sfondo culturale che motiva le nostre asserzioni.

E’ facile comprendere, quindi, il consiglio dato successivamente da Paracelso di guardarsi da ogni confusione tra l’ Imaginatio vera, come la chiamavano gli alchimisti, e la fantasia “pietra angolare del folle”.

Se per fantasia si definisce tutto il lato negativo del mondo dell’immaginazione, va bene, aiuterebbe molto lo studente che spesso nel sentire parlare dell’immaginazione nei testi ermetici come di qualcosa di veramente importante, si trova piuttosto spaesato nel capire di che cosa veramente si tratti.

Devo dire che l’articolo del Corbin è uno dei pochi forse che va più in profondità nell’argomento e tocca aspetti che mi trovano concorde in ricca percentuale. Persino nel parlare di Swedemborg ho ritrovato la stessa annotazione riguardo il senso dello spazio, la medesima da me indicata più volte in questo forum.

Lamento come sempre, anche da parte del Corbin il ricorso a studi specialistici per spiegare al lettore cose che andrebbero espresse in modo più semplice e immediato. Non si può rimandare alla lettura di Platone ed Aristorele la comprensione di quanto si sta esponendo; “rem tene, verba sequentur” poche parole dirette e mirate sono spesso sufficienti se si ha chiaro in mente un concetto.

Per questo non me ne vorrete se preferisco parlare di spiriti vivi o segni viventi della natura dentro il crogiolo piuttosto che di archetipi, termine che ritengo meno comprensibile. (archè = natura, tipo = segno)

Se poi ricordiamo quanto Fulcanelli dice riguardo gli spiriti che sono trasportati dalla Luce, anzi ne “sono” veri e propri aspetti e che la luce stessa è fortemente implicata nella immaginazione, ecco che ci ritroviamo in pieno tema ermetico.

Molteplici sono gli spunti forniti dal Corbin, specialmente nel secondo blocco dell’articolo, che andrebbero esaminati uno per volta; sicuramente li rincontreremo nel prosieguo dei nostri discorsi, se saremo interessati a continuare.

Nel frattempo rileggerò con maggiore attenzione, una sola volta non basta.


Caro Gianni

Quello che Lei descrive è confermato anche dalla mia esperienza, che pur essendo legata a un mondo tecnologico e non artistico come il suo non è priva di altrettante e valide verifiche.

Le moderne dottrine che nelle aziende insegnano i rudimenti della progettazione preferiscono affidare il maggior tempo possibile alla fase di studio (che poi è vera e propria visualizzazione) onde evitare tempi maggiori qualora per eccessiva fretta venga iniziata troppo presto l’attuazione fisica, e pertanto le varianti in corso d’opera vengono sconsigliate in quanto gravose per costi e tempi.

Ma così facendo, io sono d’accordo con Lei, lontano dalla materia veramente “sottilmente e misteriosamente così importante all’immigrazione”, anch’io vedo difficile suscitare l‘ispirazione e la creatività. Nel campo artistico, dubito che valgano le teorie aziendali sulla progettazione.

La creatività nei riguardi della scultura e della pittura forse richiede un impatto immediato con la materia tangibile. E ciò trova sicuro riscontro in quello che alcuni magnifici ospiti di questo forum hanno sempre asserito nel porre in primo piano l’importanza del laboratorio, al fine forse di avere dalla stessa materia l’insegnamento che nessun libro potrebbe fornire.

Lei aggiunge

Però mi chiedo, , perché non considerare la parola come una materia da lavoro?
Fulcanelli lo faceva spesso mi pare, con la cavalla ( cioè cavalcava l'IDEA).


Se guardiamo ai tre livelli classici, Pensiero, Parola, Azione, direi che Lei ha alzato di un livello la mira, e allora mi sbilancio anch’io nei confronti del terzo livello.

Non possiamo certo dire che la prosa e la poesia non appartengano alla creazione artistica, e aggiungerei anche la composizione musicale, dove sappiamo che grandissimi musicisti erano persino sordi.

L’incontro con i 5 sensi, con la materia, è veramente essenziale ed è esperienza completa.

Altrettanto vero che tale incontro, in molti campi si va spostando a un altro livello, a cominciare dalla stessa agricoltura dove il contatto con la terra si va assottigliando pur non diminuendo di efficacia, ma non voglio dilungarmi su questo.

Solo voglio ribadire la grande importanza del pensiero e dell’immaginazione.

E’ proprio qui che lo studioso finalmente comprende che anche il solo pensare, l’immaginare è forse un contatto più raffinato e sottile con la materia, che non ha nulla da invidiare ai cinque sensi; anzi finalmente la stessa mente viene riconosciuta come la vera sintesi sottile dei sensi stessi.
Anche Corbin, citato più sopra dal Sig. Filo lo mette chiaramente in evidenza nel suo articolo.

Bene, attendo sempre un vostro gentile riscontro e vi saluto tutti caramente

Benjamin
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